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Ballando sul Titanic

La minaccia climatica è come un iceberg: sarà la parte nascosta a farci affondare


Il surriscaldamento del pianeta somiglia sempre più alla tragedia dell'"inaffondabile" Titanic: sulle poche scialuppe di salvataggio disponibili salirono solo i ricchi mentre i poveri annegarono.
Anche nei confronti del disastro ecologico che incombe sul pianeta ci si potrebbe difendere con una pianificazione globale, eppure Stati Uniti ed Europa (responsabili dei due terzi delle emissioni di anidride carbonica che inquinano l'atmosfera) mantengono un atteggiamento ambiguo. Washington non ha firmato il trattato di Kyoto – negando che esista una minaccia climatica causata dall'uomo – e l'Unione europea vieta la vendita all'Africa di semi geneticamente modificati che hanno meno bisogno d'acqua. Questo perché Bruxelles vuole proteggere gli agricoltori europei dalla concorrenza dei prodotti africani. I paesi ricchi pianificano, ma lo fanno solo per se stessi; investono in fonti energetiche alternative e in nuove tecnologie solo per proteggere la loro agricoltura. Come sul Titanic, ai ricchi non interessa il destino dei poveri. Ogni anno i paesi ricchi investono 40 milioni di dollari per aiutare i paesi poveri ad "adattarsi" ai cambiamenti climatici. Eppure a subire il maggior impatto del cambiamento climatico causato dall'industrializzazione delle nazioni ricche saranno proprio le nazioni povere. È questo il messaggio lanciato il 6 aprile dal Gruppo intergovernativo per i cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (Ipcc). Ecco i punti salienti del suo rapporto.
Desertificazione: il Sahara si estenderà a sud, l'Africa centrale subirà una diminuzione drastica delle precipitazioni che trasformerà paesi un tempo rigogliosi come il Malawi in terre aride.
Alluvioni: il Bangladesh e le piccole isole dell'oceano Indiano e del Pacifico saranno sommersi dall'acqua.
Mancanza di acqua potabile: le popolazioni che vivono ai piedi dell'Himalaya moriranno di sete a causa della riduzione dei ghiacciai. I paesi in via di sviluppo si trasformeranno insomma in gironi danteschi da cui le popolazioni cercheranno in tutti i modi di scappare. Le previsioni sono allarmanti, si parla di un esodo di 50 milioni di "profughi climatici" che entro il 2010 si sposteranno verso nord per sopravvivere. Saranno il proletariato del futuro.

Se le economie dei paesi del nord saranno in grado di sfruttare i vantaggi – sì, proprio i vantaggi – del riscaldamento globale, avranno a disposizione un serbatoio immenso di forza lavoro a bassissimo costo. Dall'analisi dei costi e benefici dei cambiamenti climatici risulta infatti che i grandi inquinatori – i paesi industrializzati del nord, più Cina e Russia – saranno quelli che ricaveranno i maggiori profitti dal surriscaldamento della Terra.

Si potrà aprire una rotta di navigazione attraverso la calotta polare, il leggendario passaggio a nordovest, un'autostrada oceanica lungo la quale le merci viaggeranno dall'Atlantico al Pacifico e viceversa senza dover attraversare il canale di Panama. Il risparmio sarà fenomenale e si tradurrà in enormi incentivi commerciali, visto che oggi l'80 per cento del trasporto delle merci avviene via mare. Chi controllerà i porti lungo la nuova rotta avrà grandi vantaggi economici, e infatti Canada e Russia hanno già firmato un accordo di cooperazione.
Lo scioglimento della calotta polare, poi, renderà accessibili le risorse naturali dell'Artico: minerali, petrolio, gas e pesci. La Norvegia raccoglie già i frutti del disgelo: entro la fine del 2007 sarà il secondo produttore di gas naturale al mondo grazie allo sfruttamento di nuovi giacimenti nel mare di Barents, fino a pochi anni fa inaccessibili a causa del ghiaccio.
La corsa per accaparrarsi i territori vergini dell'Artico è però ben diversa dalla conquista del far west, quando bastava piantare una bandierina per diventare proprietari terrieri.
Sembra piuttosto una replica del "grande gioco" con cui nell'ottocento Russia, Cina e Inghilterra si contendevano le preziose risorse naturali asiatiche. Nel 2001 il tentativo della Russia di conquistare una grossa fetta dell'Artico, incluso il polo nord, è stato bloccato dalle altre nazioni della regione. La Cina, che tecnicamente non è una potenza artica ma è la nazione più assetata di risorse, è una delle parti in causa.
L'anno scorso ha piazzato un gruppo di ricerca nel nord della Norvegia. La missione ufficialmente studia i mutamenti climatici, ma in realtà mantiene un piede nella zona calda delle dispute territoriali.
Lo scioglimento dei ghiacci sarà accompagnato da un aumento delle precipitazioni al nord, e Siberia e Alaska diventeranno i granai dell'Asia e dell'America. L'innalzamento della temperatura, infatti, farà aumentare la produzione agricola nei paesi del nord.
Il Titanic affondò perché si scontrò con un iceberg nell'Atlantico del nord. Fu la base dell'iceberg, quella nascosta, a forare lo scafo. La minaccia climatica è così: ne vediamo solo una piccola parte, ma sarà quella nascosta – formata dall'indifferenza dei paesi ricchi nei confronti di quelli poveri e dai vantaggi economici del riscaldamento del pianeta – che ci farà affondare.

Loretta Napoleoni

Tratto da Internazionale 688, 12 aprile 2007


 

 

Pubblicato il 30/9/2008 alle 9.17 nella rubrica Internazionale.

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