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La svizzera mercato sicuro nei Mondiali della Finanza


Al primo girone dei mondiali di calcio, la Svizzera ha battuto la Spagna tra lo sbigottimento dei tifosi spagnoli, ma anche quelli greci sarebbero rimasti a bocca aperta se avessero conosciuto le statistiche ufficiali che registrano i movimenti di capitali del loro paese. Beneficiaria della crisi sovrana greca è infatti la Svizzera, è nei forzieri delle sue banche che da un paio di mesi arrivano grosse somme prima investite in Grecia o nel debito greco. A disinvestire sono naturalmente greci e stranieri. Ma la reticenza ad acquistare il debito sovrano non si limita solo ai paesi che come la Grecia si trovano in bilico tra solvibilità e bancarotta, piuttosto sembra dilagare un po’ dovunque nell’area dell’euro. Dalla Francia all’Italia, dalla Spagna al Portogallo, la Svizzera diventa per ricchi e meno ricchi l’unico mercato sicuro dove parcheggiare la ricchezza.

Parliamo principalmente di denaro contante. Pochi infatti sono disposti ad acquistare azioni ed obbligazioni di qualsiasi genere e l’oro e’ ormai arrivato a livelli proibitivi, anche se l’International Herald Tribune questa settimana  riporta un aneddoto singolare: all’aeroporto di Dubai c’è un chiosco che vende lingotti d’oro. Pare che davanti ci sia sempre una fila lunghissima di viaggiatori desiderosi di portarsene qualcuno a casa. Che la Svizzera diventasse un rifugio finanziario durante questa crisi lo sapevamo tutti. Già da un anno la domanda mondiale di franchi si è impennata al punto da costringere la banca centrale ad intervenire sul mercato aperto vendendo moneta nazionale onde evitare una rivalutazione che sarebbe stata deleteria per le esportazioni del paese. Pochi però si aspettavano che la corsa al Franco diventasse una maratona mondiale.  

Mentre in Europa, dunque, imperversa la lotta contro debito pubblico e deficit di bilancio e mentre i governi dell’Unione Europea si arrabattano producendo piani di austerità difficilmente realizzabili per covincere i mercati a continuare a prestargli i soldi necessari per servire il debito, Berna raccoglie i frutti di una politica saggia, che solo un anno fa era considerata eccessivamente conservatrice. Il giro di vite imposto alla proprei banche all’indomani della crisi  del credito sembra essere servito a qualcosa.

Le prime a guadagnarci sono proprio le banche. E dato che tutti i trasferimenti di capitali avvengono alla luce del sole, i politici europei hanno smesso di accusare la Svizzera di proteggere gli evasori o di essere un paradiso fiscale. L’ultimo calcolo del Boston Consultancy Group, una think tank americama che stima a 7 miliardi di dollari il valore del denaro straniero che usfruisce dello status di paradiso fiscale svizzero non ha suscitato alcun scalpore. Berna ha persino accettato di fornire all’Irs americana, l’ufficio delle tasse, i tabulati dei clienti statunitesi.

Gli investitori leggittimi più agguerriti hanno iniziato a convertire i loro conti in euro in franchi svizzeri. Ed anche se il tasso d’interesse è minimo rispetto a quello delle obbligazioni europee ed a volte non copre neppure quello dell’inflazione la protezione che le banche svizzere offrono rispetto a quelle dell’Unione Europea più che compensa queste perdite: niente rischio di cambio e d’insolvenza, ecco la formula vincente della repubblica elvetica. Così nei prossimi giorni la presentazione dei bilanci dei giganti Credit Suisse e Ubs potrebbe riservare una piacevole sorpresa per gli svizzeri. Un buon bilancio dunque.


Loretta Napoleoni

[tratto da il Caffè del 20.06.10]






al Qaeda e i Mondiali di calcio


<<Ricordate, meno più di due mesi fa, la minaccia di al Qaeda contro Usa, Inghilterra, Francia, Germania e Italia?
Beh, a giudicare dallo spiegamento di forze di polizia intorno allo stadio e agli elicotteri (io ne ho contati tre) che sorvolano Green Point, direi che i sudafricani non sembrano troppo tranquilli nemmeno questa sera.

Però, poco prima della partenza, ho avuto modo di chiedere a Loretta Napoleoni (servono presentazioni?) cosa ne pensasse e la sua risposta (per fortuna, visto che sto per prendere posto in tribuna) è, tutto  sommato, rassicurante:

"Il problema della sicurezza ai Mondiali di calcio è reale. Da più di tre anni, organizzazioni internazionali, inclusa l’Unione Europea, cooperano con il governo del Sudafrica per prevenire attacchi terroristi. Gli Stati che partecipano ai Mondiali hanno stanziato milioni e  milioni di euro  per assicurare che giocatori e tifosi possano godersi in pace quest’evento. Per i gruppi armati che gravitano nella nebulosa di al Qaeda, penetrare questa cortina protettiva è difficilissimo, più facile è farlo con le parole. Minacciare un attacco è semplice, basta avere l’assistenza dei media internazionali. Ma l’esperienza insegna che quelli che vanno in porto non vengono mai annunciati. Più che pericolo nelle minaccie di al Qaeda contro i tifosi di calcio, vedo l’ennesimo segno di debolezza. Il mio consiglio: non lasciatevi rovinare i mondiali da Osama bin Laden ma occhio ai borseggiatori!">>.

Tratto da un articolo di Stefano Piazza, Gazzetta dello sport, venerdì 18 giugno.




In Cina finita la cuccagna



Ondata di scioperi nel delta del fiume della Perle, nella Cina meridionale, culla del miracolo ecnomico del pase. Gli operai della Honda si fermano pochi giorni dopo che una pseudosetta suicida ha inflitto un durissimo colpo alla reputazione della Foxconn di Taiwan. I giornali di mezzo mondo celebrano la rivincita della classe operaia cinese ed erroneamente la interpretano come il segno dell'indebolimento del potere centrale. E' vero il contrario. Suicidi e scioperi sono legati alla legislazione del lavoro introdotta nel 2008 che garantisce contrattazione collettiva, minimi salariali e buonuscita. Privilegi sconosciuti in passato. Dal 2010 i minimi salari della zona indistriale del delta del fiume delle Perle sono raddoppiati. E dal 2008 uno stuolo di di avvocati e tribunali lavora giorno e notte per processare le lamentele dei cinesi contro i loro datori di lavoro, guarda caso, principalmente stranieri.

Il governo ha preso apertamente le parti della classe operaia contro i datori di lavoro, principalmente stranieri.


Negli ultimi mesi il governo ha preso apertamente le parti della classe operaia inciatndo gli enti locali a migliorare le condizioni del alvoro in fabbrica e ad aumentare i minimi salariali. Eccone spiegato l'aumento del 10% (161 dollari) nel delta del fiume delle Perle. La Foxconn ha addirittura raddoppiato quelli medi (300 dollari) mentre la Honda ha concesso ai suoi dipendenti aumenti tra il 24 e il 32%. Il maggior denaro nelle mani degli operai cinesi dovrebbe sostenere i consum interni che il governo spera compenseranno la caduta delle esportazioni causata dalla recessione in occidente. Volge dunque al termine la cuccagna dei capitalisti stranieri in Cina.


Loretta Napoleoni

[tratto da Metro, 11 giugno 2010]

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Mi chiamo Loretta Napoleoni e ho deciso di aprire un blog per condividere i miei articoli e le mie opinioni con la rete.

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