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Quel gelo in sala


La crisi dell’euro per Berlusconi è stata un fulmine a ciel sereno, ha messo a nudo le debolezze della nostra economia. Debolezze ben celate dietro la retorica da sala biliardo.
Dietro la retorica da sala biliardo e dietro le operazioni mediatiche e gli eventi internazionali come il G8 tra le macerie dell’Aquila. E, dato che la crisi è la stessa del 2008, pesa anche sugli industriali e gli imprenditori, i cui prodotti faticano ad essere smerciati, le cui aziende rischiano di dover chiudere i battenti e i cui operai finiscono troppo spesso in cassa integrazione. Nel Nord Est, locomotiva della nostra economia, sono due anni che ci si lamenta della recessione eppure il governo ha sempre fatto orecchie da mercante; a Torino, città quasi fantasma, dove a far funzionare quel che resta della Fiat c’è ormai solo una manciata delle centinaia di migliaia di operai che vi lavoravano nel decennio passato, da almeno due anni la retorica di Berlusconi e dei suoi ministri ottimisti non fa più breccia.
Ieri la Confindustria è rimasta muta di fronte al suggerimento di nominare lì, seduta stante, il presidente Emma Marcegaglia ministro per lo Sviluppo. La modalità suggerita dal premier era quella dell’alzata di mano, come si suole fare in classe. Ma nessuno degli imprenditori ed imprenditrici presenti lo ha fatto. Uno schiaffo silenzioso al capo di governo che chiedeva l’appoggio della leader degli industriali per sanare il debito pubblico che, ha detto il premier, si è gonfiato a dismisura a causa della gestione “scellerata” dei governi che hanno preceduto il suo. Come se, negli ultimi quindici anni, a governare il Paese fosse stata l’opposizione invece che, salvo brevi intervalli, una maggioranza assai simile a quella che sostiene l’attuale governo di coalizione.
Ancora più umiliante dev’essere stato questo rifiuto perché è venuto da una donna. Una donna sulla quale, inaspettatamente e stranamente, il fascino di Berlusconi sembra non far presa. Che siano proprio le donne la voce dissidente verso un governo e una politica che, come ha ricordato ieri Emma Marcegaglia, non sanno cosa sono crisi e cassa integrazione? Una constatazione uscita dal cuore pulsante del capitalismo italiano in difesa, senza dubbio, dell’impresa, ma anche degli operai che la fanno funzionare. Dagli imprenditori, dunque, una denuncia coraggiosa delle condizioni critiche in cui da almeno due anni versa il nostro settore produttivo. Era ora. E in fondo anche il premier ha ammesso le difficoltà quando ha chiesto aiuto a Emma Marcegaglia per ridurre il perimetro dello Stato. Perché da solo il governo non ce la può fare.
L’Italia è scossa da quest’evento inaspettato nel momento in cui nei cinema un’altra donna, Sabina Guzzanti, denuncia in un film-documentario gli sprechi del governo durante il G8 dell’Aquila e quelli di una “ricostruzione” che ha lasciato una delle venti città d’arte italiane in macerie, facendo invece sorgere tutt’intorno una colonia di case nate nel nulla come funghi di cemento.
Silvio Berlusconi vuole gestire la nazione come un’impresa, ma non è questo il modo di far politica, sostengono queste due donne. Il rifiuto di Emma Marcegaglia e il silenzio della sala sembrano volergli ricordare che ciascuno deve fare il proprio mestiere, e quello del politico è spesso a rischio di impopolarità. Gli errori prima o poi li paghi, soprattutto quando meno te l’aspetti.


Loretta Napoleoni

[Da l'Unità del 28 maggio 201]




Conversazioni sul modello cinese


In un periodo di crisi globale, il fatto che la Cina mantenga il proprio tasso di crescita pressoché invariato ha portato a una rinnovata riflessione sui vantaggi del sistema politico ed economico cinese. In particolare, in Italia come all’estero, negli ultimi mesi ha ripreso vigore l’annoso dibattito sull’esistenza o meno di un “modello cinese” (zhongguo moshi).

Perché la Cina continua a crescere mentre le nostre economie sono vicine al collasso? Esiste una via cinese di gestire l’economia garantendo allo stesso tempo efficienza e stabilità? In alcuni casi la riflessione si è spinta al punto di mettere in discussione le basi stesse della democrazia occidentale, un “modello” che, così com’è, appare profondamente in crisi.

Di seguito due videointerviste in tema di Loretta Napoleoni, autrice di Maonomics (Rizzoli, 2010) tratte da Cineserie.info.














Podcast: la crisi economica greca



Ripropongo un'intervista audio andata in onda il 4 maggio 2010 a Radio Anch’io (Radio 1):

Loretta Napoleni è ospite di Ruggero Po per parlare della crisi economica greca.

ASCOLTA L'INTERVISTA

Un saluto.

Loretta


Ha senso salvare l’Europa sacrificando gli europei?






Per chi si trovasse a passare per il salone del libro di Torino: domenica 16 maggio presenterò  MAONOMIC.

Di seguito vi lascio un articolo tratto da l'Unità di ieri

Loretta Napoleoni






Ha senso salvare l’Europa sacrificando gli europei?


Torna la sfiducia sui mercati e ieri l’Italia, per collocare l’ennesima emissione, ha dovuto maggiorare il tasso d’interesse. Possibile che mille miliardi siano insufficienti a ripristinare la fiducia nel debito sovrano di Eurolandia? Ecco qualche cifra per aiutarci a rispondere a questa scomoda domanda. I soldi stanziati equivalgono all’8,4% del PIL dell’Unione Europea, ma coprono il 10,6% del suo debito pubblico complessivo, poca cosa quindi. Bastano appena a coprire fino al 2012 il deficit del Portogallo, della Spagna e forse anche dell’Irlanda (500 miliardi di euro), ma se il contagio si estende anche all’Italia e al Belgio, allora bisognerà ricorrere a ulteriori iniezioni di denaro. I mercati si chiedono dove troveremo tutti questi fondi, ricorrendo a un ulteriore indebitamento? Poiché non illudiamoci è il debito il cavaliere bianco che dovrebbe salvare dalla bancarotta la giovane moneta europea.
Tutti sanno che l’Europa non ha a disposizione la liquidità stanziata nel fine settimana e quindi la deve creare. E lo farà indebitandosi. La Commissione Europea venderà obbligazioni per 60 miliardi di euro usando come collaterale i 141 miliardi stanziati per il suo bilancio. Questi soldi andranno a rimpinguare il fondo d’emergenza della bilancia dei pagamenti europea, già usato nel 2008 per correre in aiuto di altri paesi dell’Unione: Lituania, Romania e Ungheria. Allora però l’esborso fu di appena 15 miliardi di euro.
I paesi membri ed il FMI stanzieranno 440 miliardi di euro; l’ammontare che ogni stato dovrà fornire dipenderà naturalmente dal peso economico che ciascuna nazione riveste nell’Unione, ciò significa che i tedeschi dovranno pagare di più dei portoghesi. Ma dato che nessuno ha a disposizione tanto contante tutti andranno sul mercato e venderanno obbligazioni, in altre parole s’indebiteranno.
continua


I destini incrociati della Grecia del Regno Unito e dell’Europa


Il Regno Unito oggi va alle urne sullo sfondo delle violente manifestazioni greche e forse sarà proprio l’evolversi della crisi greca, piuttosto che le ultime frenetiche battute della campagna elettorale più imprevedibile del dopoguerra, a condizionare il voto degli elettori indecisi. Mai queste due nazioni sono state tanto vicine nonostante le loro diversità.

In Grecia un neonato governo socialista si trova a dover gestire la prima vera crisi d’insolvenza sovrana dell’Europa Unita, in Gran Bretagna un governo laburista vecchio di 13 anni sta per uscire dalla scena politica lasciando il paese in condizioni economiche disastrose e che potrebbero facilmente farlo scivolare lungo la china intrapresa dalla Grecia. Con un deficit di bilancio del 12.7% Londra è pericolosamente vicina ai valori inaccettabili di Dublino, 13.2%, e di Atene, 14%. Ed anche se il Regno di sua Maestà ha difeso con le unghie e con i denti la propria moneta nazionale mentre la Grecia si è buttata a capofitto nell’avventura europeista, pensando che fosse solo una cuccagna e non un impegno fiscale, i destini di queste due nazioni sembrano al momento paradossalmente incrociati.

L’acuirsi della crisi greca ha fornito nuove munizioni ai conservatori che si sono scagliati con la solita retorica populista contro l’europeismo di Nick Clegg, il leader dei liberal democrats. L’anti-europeismo ha gettato benzina sul focolaio dell’immigrazione che è diventato un falò. Agli emigrati provenienti dall’Europa Unita si attribuiscono tutti i mali del paese dall’aumento della disoccupazione al collasso dei servizi sociali. L’elettorato domanda un tetto sul numero degli europei che chiedono la residenza nel Regno Unito e Cameroon è arrivato persino a dichiarare che se la nazione lo vuole ci sarà un referendum sull’Europa. Sarebbe l’ennesima volta che questo paese s’interroga sull’Europa Unita
continua


Maonomics: le reazioni della rete



Ho raccolto in un pdf che potete scaricare e leggere, le mie considerazioni sui molti commenti e molte domande che mi sono arrivate via mail, facebook e blog.





Questa sera sarò ospite da Bruno Vespa a Porta a porta, per una trasmissione sulla crisi della Grecia.



Infine vi lascio con un po' di musica: si tratta del nuovo singolo Mao Zeitung tratto dal nuovo album “Del nostro tempo rubato”. Mi pare molto appropriata da associare a Maonimics.


Un miliardo di persone stanno per cominciare a vivere come noi. Hanno già cominciato. Ci hanno già superati. Non possiamo smettere proprio adesso. Ne siete così sicuri?
Mao Zeitung, il nuovo singolo dei Perturbazione affronta in maniera ironica e tormentosa questo delicato tema. Come solo loro sanno fare.




Un saluto,
Loretta



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Chi sono

Mi chiamo Loretta Napoleoni e ho deciso di aprire un blog per condividere i miei articoli e le mie opinioni con la rete.

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