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La crisi, l'Europa e la Grecia


Ma allora non siamo fuori della crisi? Viene spontaneo chiedersi osservando il tasso di cambio dell’euro perdere quota quasi giornalmente, -15% dall’apice contro il dollaro raggiunto nel luglio del 2008. Questa volta però a trascinare verso il basso tutti gli indici di borsa non sono i famigerati hedge funds o le banche d’affari, ma le difficolta’ dell’Unione Europea nel gestire la prima vera grande crisi finanziaria della sua storia. Il rischio e’ l’insolvenza di una rosa di paesi europei, con in testa la Grecia, che hanno accumulato un deficit di bilancio ben al di sopra dei limiti imposti dall’euro zona. Quello della Grecia, il piu’ alto, era nel 2009 gia’ a quota 12,7% del Pil. Le domande sono tante ed e’ bene organizzarle cronologicamente per capire come siamo arrivati  a ridosso della bancarotta della moneta unica europea.

    Il deficit dell’euro zona, e cioè dei paesi che ne fanno parte, e’ de facto compensato dal surplus commerciale di una sola nazione: la Germania. Quando la Grecia, l’Irlanda, la Spagna, il Portogallo ma anche l’Italia, hanno aderito alla moneta unica, sui mercati internazionali il loro debito si e’ venduto a condizioni simili a quelle della Germania, un paese infinitamente piu’ ricco. La moneta comune ha ridotto il differenziale dei prezzi tra le obbligazioni tedesche e quelle irlandesi o greche. Quando c’era il marco, la sterlina irlandese e la dracma ai tedeschi costava molto meno indebitarsi che agli irlandesi o ai greci.

    Date le condizioni vantaggiose del credito questi paesi si sono indebitati eccessivamente. E qui e’ bene fare una pausa. L’unione Europea doveva intervenire anni fa’ e costringerli a rispettare i margini imposti dall’accordo di Maastricht sul debito pubblico. Ma se la politica monetaria comune funziona quella fiscale in realtà non esiste nell’euro zona. Bruxelles non ha muscoli per controllare quanto debito i governi vendano sui mercati internazionali, ne’ quelli per verificare cosa ci fanno con questi soldi. La Grecia li ha in parte sperperati, la Spagna li ha gestiti meglio, ma e’ finita invischiata in una speculazione edilizia senza precedenti, lo stesso si puo’ dire dell’Irlanda, e cosi’ via.

    Questo e’ un handicap serio. La crisi attuale e’ a carattere fiduciario, i mercati improvvisamente hanno deciso che non si fidavano più della Grecia e gli hanno girato le spalle. Sulla carta hanno ragione, ma perché allora la crisi non e’ scoppiata sei mesi fa’?
continua

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Mi chiamo Loretta Napoleoni e ho deciso di aprire un blog per condividere i miei articoli e le mie opinioni con la rete.

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