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Un Paese unico al mondo dove l’illegalità sommersa è accettata


PARLA L’ECONOMISTA Napoleoni:

«Un Paese unico al mondo dove l’illegalità sommersa è accettata»

di PIERCARLO FIUMANÓ



TRIESTE «In Italia la corruzione è entrata nel Dna del Paese. È un modus operandi che da tollerato è divenuto accettato. Si fanno affari attraverso l’illecito»: analisi spietata e documentata quella di Loretta Napoleoni, economista fra i massimi esperti di terrorismo e economia internazionale. Da anni Napoleoni collabora con Cnn, Bbc, Le Monde, El Pais ed è una delle voci più ascoltate anche all’estero sui mali dell’Italia e su quella che considera la deriva etica e morale che ha colpito il Paese.

Loretta Napoleoni, criminalità e corruzione sono voci all’attivo che sostengono il Pil italiano?
È vero che il sistema della corruzione del Paese non è mai stato debellato. La stessa crisi economica ha prodotto ulteriori infiltrazioni criminali e malavitose nel tessuto socio-economico. L’Italia vive di una economia sommersa che nessuno è mai riuscito a calcolare nelle sue dimensioni reali.

Il sistema degli appalti può essere gestito da comitati d’affari ristretti e autoreferenziali? Un sistema gelatinoso, come è stato detto dai giudici?
È un modus operandi che in Italia da tollerato è diventato accettato: così si fanno affari con l’illecito.

Peggio di Tangentopoli?
All’epoca di Tangentopoli tutti si muovevano come in un sottobosco di illegalità. Oggi tutto è esibito in modo spudorato. Certi episodi che emergono dalle indagini dimostrano che non c’è più neppure la paura di essere perseguiti. E lo dimostra il fatto che occupa un posto in Parlamento un notevole numero di personaggi inquisiti. Siamo di fronte a uno scadimento dell’etica. Il politico colto in flagrante comportamento illecito viene persino esibito come modello da seguire.

Siamo peggio degli altri? Cosa avviene negli altri Paesi?
In una crisi come quella che attraversiamo anche l’illecito diventa più facile. Sicuramente anche in Inghilterra e in Francia c’è una carenza di etica degli affari. Tuttavia l’Italia si distingue per la totale indifferenza verso chi si comporta in modo poco etico. In Inghilterra, per esempio, un inquisito non potrebbe continuare a occupare il suo posto in Parlamento anche se essere inquisito non vuol dire essere condannato.

È stato mai calcolato quanto vale il ”fatturato” del sommerso negli appalti e della criminalità che si muove nelle zone contigue alla politica?
Non ci sono statistiche a questo proposito. Di fatto non è mai stata fatta piena luce su un sistema così opaco e pieno di zone d’ombra. Soltanto con una generale presa di coscienza della società civile, e non dei partiti, si potrà fare piena luce. La commistione fra politica e affari è diventata molto diffusa, e non mi stupisce. Un Paese che sopravvive attraverso l’economia sommersa rischia di trovarsi di fronte alle molte distorsioni che oggi sono sotto gli occhi di tutti.



Tratto da: IL PICCOLO - TRIESTE - 24/02/10







La crisi, l'Europa e la Grecia


Ma allora non siamo fuori della crisi? Viene spontaneo chiedersi osservando il tasso di cambio dell’euro perdere quota quasi giornalmente, -15% dall’apice contro il dollaro raggiunto nel luglio del 2008. Questa volta però a trascinare verso il basso tutti gli indici di borsa non sono i famigerati hedge funds o le banche d’affari, ma le difficolta’ dell’Unione Europea nel gestire la prima vera grande crisi finanziaria della sua storia. Il rischio e’ l’insolvenza di una rosa di paesi europei, con in testa la Grecia, che hanno accumulato un deficit di bilancio ben al di sopra dei limiti imposti dall’euro zona. Quello della Grecia, il piu’ alto, era nel 2009 gia’ a quota 12,7% del Pil. Le domande sono tante ed e’ bene organizzarle cronologicamente per capire come siamo arrivati  a ridosso della bancarotta della moneta unica europea.

    Il deficit dell’euro zona, e cioè dei paesi che ne fanno parte, e’ de facto compensato dal surplus commerciale di una sola nazione: la Germania. Quando la Grecia, l’Irlanda, la Spagna, il Portogallo ma anche l’Italia, hanno aderito alla moneta unica, sui mercati internazionali il loro debito si e’ venduto a condizioni simili a quelle della Germania, un paese infinitamente piu’ ricco. La moneta comune ha ridotto il differenziale dei prezzi tra le obbligazioni tedesche e quelle irlandesi o greche. Quando c’era il marco, la sterlina irlandese e la dracma ai tedeschi costava molto meno indebitarsi che agli irlandesi o ai greci.

    Date le condizioni vantaggiose del credito questi paesi si sono indebitati eccessivamente. E qui e’ bene fare una pausa. L’unione Europea doveva intervenire anni fa’ e costringerli a rispettare i margini imposti dall’accordo di Maastricht sul debito pubblico. Ma se la politica monetaria comune funziona quella fiscale in realtà non esiste nell’euro zona. Bruxelles non ha muscoli per controllare quanto debito i governi vendano sui mercati internazionali, ne’ quelli per verificare cosa ci fanno con questi soldi. La Grecia li ha in parte sperperati, la Spagna li ha gestiti meglio, ma e’ finita invischiata in una speculazione edilizia senza precedenti, lo stesso si puo’ dire dell’Irlanda, e cosi’ via.

    Questo e’ un handicap serio. La crisi attuale e’ a carattere fiduciario, i mercati improvvisamente hanno deciso che non si fidavano più della Grecia e gli hanno girato le spalle. Sulla carta hanno ragione, ma perché allora la crisi non e’ scoppiata sei mesi fa’?
continua

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Mi chiamo Loretta Napoleoni e ho deciso di aprire un blog per condividere i miei articoli e le mie opinioni con la rete.

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