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L’Iran potrebbe incendiare il prezzo della benzina


Questa settimana il prezzo del petrolio ha fatto le bizze, é sceso e risalito inaspettatamente, o meglio, ha tenuto un andamento anomalo dal momento che in uno dei maggiori paesi produttori soffia il vento della rivolta.

L’ultima volta che nelle strade di Teheran la folla si é scontrata contro le forze dell’ordine il costo del greggio é letteralmente schizzato verso l’alto. Era il 1979 e nel giro di pochi mesi la rivoluzione komeinista consegnò l’economia mondiale nelle mani della recessione.
Oggi, stranamente, succede il contrario: all’inizio della settimana i mercati rispondo agli scontri post-elettorali con l’abbassamento dei prezzi dell’oro nero. E la crescita modesta riscontrata durante la seconda meta’ della settimana non é attribuibile ai timori legati alle sorti dell’Iran ma all’andamento del dollaro.

I contratti petroliferi sono stipulati in dollari e negli ultimi giorni il valore del biglietto verde é prima salito e poi sceso, il prezzo del petrolio ha semplicemente reagito a questa altalena. Un’analisi attenta dimostra però che a stabilire l’andamento del greggio sono stati ancora una volta gli speculatori. La corsa a vendere i contratti petroliferi per realizzare doppi profitti ha caratterizzato la prima meta’ della settimana. Chi aveva in portafogli azioni e contratti acquistate nei mesi passati - prima dunque dell’ultima impennata dei prezzi -  li ha venduti guadagnando sulla differenza di questi ultimi e su quella del  tasso di cambio. L’impennata delle vendite hanno fatto scendere i prezzi del petrolio.
A metà settimana, però, la situazione é cambiata, il dollaro é sceso e con questo anche le vendite ed prezzo del greggio ha iniziato a salire per compensare la perdita dovuta al tasso di cambio.

Ciò che sorprende é che il mercato abbia totalmente ignorati i fatti di Teheran. È chiaro che si sente con le spalle al sicuro, e a renderlo sicuro é, paradossalmente, l’asprezza della recessione. Il consumo di petrolio é talmente sceso che l’Opec ha una capacità aggiuntiva di circa 4.7 milioni di barili al giorno, una quantità di gran lunga superiore ai 3.6 milioni di barili che l’Iran produce quotidianamente. Anche se a Teheran scoppiasse la rivoluzione domani mattina, dicono gli analisti petroliferi, ci sarebbe abbastanza petrolio in giro per evitare una crisi di scarsità.

Ma non illudiamoci, se nei prossimi giorni la situazione in Iran non rientra, alle pompe di benzina spenderemo di più. Una seconda rivoluzione in Iran avrebbe degli effetti destabilizzanti in tutta la regione e questo getterebbe i mercati nel panico. Per ora c’é calma perché nessuno crede che la storia potrebbe ripetersi, ma non sarebbe né la prima né l’ultima volta che il mercato prende un abbaglio.



Loretta Napoleoni - Articolo tratto da il Caffè di domenica 21 giugno 2009



Appuntamento a Roma e Bologna


Segnalo i miei appuntamenti italiani a Roma il 24 giugno e a Bologna il 25. 



ROMA,  MERCOLEDI' 24 GIUGNO
PALAZZO ALTIERI
ore 14.30 – 16.30

TAVOLA ROTONDA SUL TEMA:
DAL LOCALE AL GLOBALE: PROSPETTIVE INTERNAZIONALI DEL CREDITO
Modera: Paola Pilati (Espresso)
Intervengono:
Alessandro Azzi, Presidente Federcasse Vice Presidente ABI
Giovanni Calabrò, AGCM
Annik Lambert, Segretario Generale European Mortgage Federation
Loretta Napoleoni, studiosa e saggista
Jose Ormazabal, Banco Santander e Associazione Ipotecaria Spagnola
Luigi Passamonti, Banca mondiale
Massimo Roccia, Direttore Centrale Responsabile Area Retail ABI
Giustino Trincia, Responsabile delle Politiche Europee dei Consumatori Cittadinanzattiva




BOLOGNA 25 G I O V E D Ì GIUGNO
la Feltrinelli 

Librerie piazza Ravegnana, 1
ore 18.00


LIBRI: INCONTRO CON LORETTA NAPOLEONI
Loretta Napoleoni, esperta di terrorismo ed economia internazionale, ci offre una chiave di lettura originale della recessione con il suo nuovo libro La morsa. Le vere ragioni della crisi mondiale (Chiarelettere).
L'autrice ci rivela i retroscena della politica economica bellica americana e quelli della crescita della bolla finanziaria immobiliare e ci fa capire come la follia della war on terror ha trasformato una crisi economica ciclica in un ciclone in grado di minare le basi del sistema capitalista occidentale. L'autrice ne parla con Flavio Delbono.


Vi aspetto.

Loretta.


L’Alfabeto della Recessione


Il dibattito corrente degli economisti verte su alcune lettere dell’alfabeto.

Gli ottimisti sostengono che la recessione ha toccato il fondo e che ci stiamo riprendendo. Per costoro la curva della crisi e’ simile alla lettera V, come vittoria sulla contrazione dell’economia. I pessimisti rispondono che invece dobbiamo parlare di una W, dopo la timida ripresa ci sara’ un nuovo crollo.

Paul Krugman, vincitore del premio Nobel per l’economia parla invece di una L, al momento ci troviamo alla base della lettera, in un periodo di stabilizzazione negativa: gli indici continuano a scendere ma la velocita’ della contrazione e’ minore di quella registrata nei mesi precedenti.

Stampa e politici interpretano questo rallentamento come un’inversione di tendenza (ecco spiegate la V e la prima meta’ della W), in realta’ stiamo ancora precipitando nell’abisso, a tal fine basta citare gli indicatori della disoccupazione e produzione industriale ancora pesantemente negativi.

A differenza dei sostenitori della lettera U, che pensano che una volta superato questo periodo di stallo negativo l’economia ricomincera’ a crescere, Krugman non parla ancora di ripresa, ecco spiegato il significato negativo della lettera L. Il pessimismo del premio Nobel poggia sull’ipotesi che cio’ che non funziona e’ il modello economico, che insomma questa crisi sia epocale in quanto di sistema. Fino a quando non avremo riparato il funzionamento dell’economia occidentale non ci riprenderemo. A tutt’oggi nessuna riforma e’ stata proposta o varata dai politici che ci inondano soltanto di belle parole. L’alta finanza continua a godere di un grado di liberta’ eccessivo, al punto che alcune pratiche e prodotti che hanno contribuito alla crisi del credito stanno rifacendo capolino sul mercato.

J.P.Morgan e Goldan Sachs insistono per ripagare i prestiti concessi dal TARP, il piano di salvataggio delle banche. I soldi provengono non da profitti di fine anno ma dalla ricapitalizzazione attraverso il credito, emissione di obbligazioni quindi. Godman ha anche usufruito di un giochetto contabile che le ha permesso di cambiare il calendario fiscale nella transizione da banca d’affari a banca commerciale, condicio sine qua non per accedere ai soldi del TARP. Questa piccola manovra le ha permesso di mettere fuori bilancio il miliardo e trecento milioni di dollari di passivo del mese di dicembre. Ripagare il TARP vuol dire uscire dal radar di controllo del Tesoro e quindi tonare ad avere via libera nella finanza strutturale o creativa che dir si voglia.

Forse la lettera migliore per descrivere la crisi e’ la Z, che da’ bene l’idea della spirale negativa lungo la quale, senza riforme, l’economia occidentale continuera’ a scivolare.



E secondo voi? 
Quale lettera rappresenta meglio l’andamento della recesione?
Sbizzarritevi nei comenti.


Un saluto.

Loretta.






Pensieri dall’Asia: SINGAPORE


Pubblico un pezzo che mi ha inviato Loretta Dalpozzo da Singapore, dove vive.

Un saluto.

Loretta


Pensieri dall’Asia

Penso a quanto scritto in questo blog sulla Cina e mi dico che e’ proprio vero, quando si parla del gigante asiatico si mette spesso l’enfasi sull’abuso dei diritti umani, che, in un qualche modo, gettano un’ombra sui suoi successi e progressi.

Automaticamente penso a Singapore, dove vivo e lavoro da tre anni. Penso alla sua reputazione di citta’ pulitissima e modernissima, nota per gli innumerevoli espatriati che ci vivono, per le ditte straniere che vi si installano. La chiamano la citta’ del Leone, ponte tra Oriente ed Occidente o anche “Asia soft” per le similitudini con le citta’ di tanti paesi sviluppati. Del resto qui si parla inglese, la lingua imposta nelle scuole, qui si trovano quei prodotti, quei lussi, quelle comodita’ introvabili in altre parti d’Asia.

Ma Singapore e’ prima di tutto un “miracolo economico”, visione di un uomo: Lee Kuan Yew, ex Primo Ministro, ora Ministro Mentore e patriarca dell’isola, stato sovrano dal 1965. Singapore è cresciuta tanto e in fretta, ed e’ oggi un modello di servizi di comunicazione, telecomunicazione e trasporti pubblici. Il Paese non ha debiti, la disoccupazione e’ quasi inesistente, la sua economia si basa sul commercio, sul traffico marittimo, sull'attività bancaria e sul turismo; importanti sono anche la raffinazione del greggio, che fornisce il petrolio a quasi tutto il sud-est asiatico e l’industria elettronica.
continua



Crisi finanziaria e assetti internazionali


Pubblico la prima parte di un video che mi è stato fatto a Roma il 23 aprile 2009 al XIV Corso sul Diritto dei Popoli, dal titolo: "Crisi finanziaria e assetti internazionali".





Chi volesse vedere le altre parti della conferenza di Loretta Napoleoni (Internazionale) e Claudia Segre (Finanza e Mercati) sulla finanza islamica può cliccare questo link.

Un saluto.

Loretta



Finanzieri e Politici Canaglia


I Caraibi sono scossi dalle conseguenze della recessione mondiale. A Guadalupe la popolazione e’ esplosa contro il governo di Sarkozy. Con un reddito per capita che corrisponde alla meta’ di quello francese e un tasso di disoccupazione quattro volte piu’ alto che in Francia, l’isola fatica a sopravvivere. Le politiche propagandistiche di Sarkozy non fanno piu’ breccia, la gente vuole un lavoro e una speranza per il futuro. Molti vedono negli scontri di Guadalupe un pericoloso segno premonitore. Il malcontento nei caraibi francesi sarebbe solo l’anteprima di cio’ che presto avverra’ anche in Francia. Man mano che la recessione fa breccia nella corteccia del benessere europeo, le sofferenze del terzo mondo diventeranno di casa nel primo.

Anche ad Antigua, nei caraibi britannici, e’ in atto una rivoluzione. La notizia che Sir Allan Stanford (vedi foto) - a capo di un impero che da’ lavoro a piu’ della meta’ della popolazione – e’ ricercato dall’FBI e dalla Security and Exchange Commission (SEC), l’organo preposto al controllo dell’attivita’ finanziaria negli Stati Uniti, ha gettato molti nel panico. Per giorni e giorni, all’alba i risparmiatori si sono messi in coda davanti alle sue banche, ma pochi sono riusciti a ritirare i propri soldi. La SEC ha sigillato i battenti di tutte le sue societa’. Cosi’ la meta’ della popolazione di quest’isola non sa se alla fine del mese percepira’ uno stipendio.
continua


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Chi sono

Mi chiamo Loretta Napoleoni e ho deciso di aprire un blog per condividere i miei articoli e le mie opinioni con la rete.

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