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Ballando sul Titanic


La minaccia climatica è come un iceberg: sarà la parte nascosta a farci affondare


Il surriscaldamento del pianeta somiglia sempre più alla tragedia dell'"inaffondabile" Titanic: sulle poche scialuppe di salvataggio disponibili salirono solo i ricchi mentre i poveri annegarono.
Anche nei confronti del disastro ecologico che incombe sul pianeta ci si potrebbe difendere con una pianificazione globale, eppure Stati Uniti ed Europa (responsabili dei due terzi delle emissioni di anidride carbonica che inquinano l'atmosfera) mantengono un atteggiamento ambiguo. Washington non ha firmato il trattato di Kyoto – negando che esista una minaccia climatica causata dall'uomo – e l'Unione europea vieta la vendita all'Africa di semi geneticamente modificati che hanno meno bisogno d'acqua. Questo perché Bruxelles vuole proteggere gli agricoltori europei dalla concorrenza dei prodotti africani. I paesi ricchi pianificano, ma lo fanno solo per se stessi; investono in fonti energetiche alternative e in nuove tecnologie solo per proteggere la loro agricoltura. Come sul Titanic, ai ricchi non interessa il destino dei poveri. Ogni anno i paesi ricchi investono 40 milioni di dollari per aiutare i paesi poveri ad "adattarsi" ai cambiamenti climatici. Eppure a subire il maggior impatto del cambiamento climatico causato dall'industrializzazione delle nazioni ricche saranno proprio le nazioni povere. È questo il messaggio lanciato il 6 aprile dal Gruppo intergovernativo per i cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (Ipcc). Ecco i punti salienti del suo rapporto.
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L'economia locale


Intervista a Loretta Napoleoni



Telenovela Chávez


La morte di Manuel Marulanda e la liberazione di Ingrid Betancourt hanno accelerato la crisi delle Farc. Ma è presto per parlare della loro fine. L'asso nella manica potrebbe essere un accordo con il presidente venezuelano Hugo Chávez



La spettacolare liberazione di Ingrid Betancourt ha lasciato il mondo a bocca aperta e Hollywood già sta lavorando alla sceneggiatura del film. Ma più che una pellicola nostalgica di quando il mondo era diviso in due blocchi, il declino delle famigerate Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) potrebbe essere l'argomento di una puntata della telenovela Chávez.
È un errore cercare di snodare l'intricata matassa di relazioni tra politici, terroristi e milizie usando gli strumenti della guerra fredda: da una parte l'ostaggio celebre – icona dello sforzo democratico della Colombia – un presidente intraprendente, Álvaro Uribe, sostenuto da Washington, e una coalizione fenomenale con in testa l'Eliseo e i servizi segreti israeliani; dall'altra le Farc, l'imprevedibile presidente-dittatore venezuelano Hugo Chávez e il movimento antimperialista dell'America Latina.
La realtà, si dice, supera sempre la finzione e nei prossimi mesi sarà bene che gli sceneggiatori di Hollywood ne facciano tesoro. Con il terrorismo, però, è impossibile fare previsioni accurate.
Sei mesi fa tutti gli analisti concordavano sul fatto che le Farc erano l'unico gruppo armato in America Latina in grado far sentire la loro presenza al di là dei confini colombiani. Da anni le Farc hanno rapporti con l'Ira e con l'Eta e fanno affari con i banchieri libanesi di Hezbollah a Ciudad del Este, nella famigerata triple frontera. Eppure, nel giro di pochi mesi, l'esercito colombiano, affiancato da quello statunitense, ha mandato in frantumi la cupola dell'organizzazione. Il 1 marzo ha perso la vita in un bombardamento lungo il confine ecuadoriano il numero due delle Farc, Raúl Reyes. A fine maggio le Farc hanno annunciato la morte del fondatore Manuel Marulanda, detto Tirofijo. Defezioni e tradimenti hanno decimato i militanti e la direzione ha ammesso che ci sono stati degli infiltrati. Nel giro di qualche mese la punta di diamante del terrorismo latinoamericano è diventata un esercito allo sbando. Se oggi Betancourt è libera, è anche grazie alla mancanza di comunicazione e di coordinamento delle Farc.


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Terrorismo islamico. Podcast


Cos’è la politica del terrore? Davvero il terrorismo islamico è una minaccia così incombente come Bush vuole farci credere? Loretta Napoleoni spiega le motivazioni reali della guerra al terrore e illumina gli scenari futuri. Dopo l’Iraq, toccherà all’Iran?




Osama il Rivoluzionario e Internet


Le considerazioni di Mikael Scheuer, gola profonda della CIA, a proposito della strategia di bin Laden e dell'uso di Internet.

Osama bin Laden e’ un guerriero geniale, uno stratega di prima classe. Paziente, eloquente e saggio, negli ultimi anni ha dimostrato di possedere doti manageriali ed imprenditoriali fuori dal comune. Definirlo un mero terrorista e’ stato e continua ad essere un gravissimo errore poiché bin Laden e’ innanzitutto un uomo di parola e quindi un nemico degno di rispetto.” Chi parla non e’ Al Zwahiri, il luogotenente di Osama, ma l’ultima gola profonda americana, emersa dai corridoi dell’intelligence statunitense. Autore anonimo di due libri rivelatori: Through Our Enemies Eyes e Imperial Hubris, che denunciano l’abissale inefficienza dei centri di potere americano nel comprendere e combattere il fenomeno Al Qaeda, Mike, come si fa chiamare, non nega né conferma la sua identità. “Sono ancora un impegnato della CIA” quasi si scusa, “ecco perché non sono autorizzato ad uscire dall’anonimato.” Ma già nel gennaio del 2003, pochi mesi dopo la pubblicazione del suo primo libro, a Washington si sussurrava il suo nome: Michael Scheuer, direttore dal 1995 al 1999 della sezione ‘Osama’ della CIA, l’unità investigativa dedicata esclusivamente alla studio del terrore islamico. Through Our Enemies Eyes nasce infatti nel 1999 come un manuale di lavoro, “scritto per spiegare ai vertici politici la vera natura del fenomeno Al Qaeda” rivela Mike. Il libro descrive dettagliatamente l’evoluzione del terrorismo islamico dalla guerra in Afghanistan degli anni ’80 fino alla vigilia dell’11 settembre. Obiettivo, lucido, onesto, e a volte anche spietato, il testo mette a nudo le pesanti responsabilità dell’occidente, e in particolare della politica estera USA in medio oriente, nei confronti del fenomeno Al Qaeda. [...]
Acclamata dai dissidenti sauditi e da molti esperti internazionali di terrorismo, l’analisi di Scheur non ha però avuto alcun impatto sulla Casa Bianca che ha preferito seguire una strategia, a detta dalla sezione ‘Osama’, controproducente alla guerra al terrore.
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Economia Canaglia: il booktrailer


A proposito di Economia Canaglia questo è il booktrailer del mio libro.


A presto, Loretta.

 



Il lato oscuro dell'economia (Terza e ultima puntata)


Botero_il_bagnoObesità globale
Ma il fumoso labirinto di specchi del mercato occulta segreti ancora più inquietanti: come il cibo che uccide. L'obesità è il nuovo killer del villaggio globale. Fa più vittime del tabacco. Solo negli Stati Uniti si parla di 400mila decessi all'anno dovuti all'obesità, pari al 16 per cento del totale. Secondo il centro prevenzione malattie e il capo del servizio sanitario americano, due terzi degli statunitensi sono sovrappeso e un quarto è obeso. L'epidemia di obesità risale alla fine degli anni settanta, proprio quando gli americani hanno cominciato a preoccuparsi del loro peso. Le cause sono l'uso dello sciroppo di mais ad alto tasso di fruttosio come principale dolcificante calorico e la battaglia contro il grasso. I dolcificanti di mais sono più economici del saccarosio, e negli Stati Uniti la coltivazione del mais, che può contare su generose sovvenzioni, è molto diffusa. Negli anni settanta la sostituzione del saccarosio con i dolcificanti di mais ha abbattuto i costi di produzione dell'industria alimentare. A sua volta è diminuito il prezzo dei prodotti alimentari, e i consumi sono aumentati. Alla fine degli anni settanta comparvero le diete ipolipidiche. Il grasso fu sistematicamente eliminato dai prodotti alimentari e sostituito con i carboidrati, che a loro volta hanno molte calorie e producono grassi. "La maggior parte dei cibi ipolipidici che si trovano nei supermercati è satura di carboidrati al punto che l'apporto calorico della versione dietetica di quasi ogni alimento è pari a quello del prodotto originale", spiega Marion Nestle, preside della facoltà di scienze dell'alimentazione e salute pubblica della New York university.


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Il lato oscuro dell'economia (seconda puntata)



La convivenza di democrazia e schiavitù
Secondo l'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), i profitti annuali della nuova schiavitù si aggirano intorno ai 31 miliardi di dollari. L'esplosione demografica e le grandi migrazioni, insieme alla globalizzazione, hanno aumentato il mercato degli schiavi. Dalle piantagioni di cacao dell'Africa occidentale ai frutteti della California, gli schiavi sono diventati parte integrante del capitalismo globale.

E questo è il paradosso. La democrazia e la schiavitù non solo coesistono, ma tra loro c'è quella che gli economisti definiscono una forte correlazione diretta. Non solo i due fenomeni mostrano tendenze di sviluppo assolutamente simili, ma l'evoluzione dell'uno condiziona quella dell'altro. E gli anni novanta confermano quella tendenza apparentemente surreale che si era già manifestata negli anni cinquanta durante il processo di decolonizzazione. Secondo Bates, quando gli stati coloniali conquistarono l'indipendenza, il numero degli schiavi aumentò mentre il loro prezzo si abbassò. Oggi il prezzo di uno schiavo è circa un decimo di quello praticato nella Roma antica, quando il concetto di democrazia era inesistente.

Smarriti nel supermercato
La quasi totalità dei prodotti che consumiamo ha una storia nascosta e oscura. Una storia di schiavitù e pirateria, contraffazione e frode, furto e riciclaggio di denaro. Sappiamo molto poco di queste trame segrete dell'economia mondiale, perché i consumatori moderni vivono all'interno di una complicata rete di illusioni commerciali, la realtà virtuale del mercato. Come nel film Matrix siamo vittime di una beata ignoranza. Gli scaffali dei supermercati occidentali sono pieni di articoli fabbricati dagli abitanti dei paesi in via di sviluppo, lavoratori sfruttati che ricevono una frazione infinitesimale del prezzo finale di ogni prodotto. Se noi consumatori decidessimo di fermarci a riflettere, resteremmo sconvolti nello scoprire chi si arricchisce grazie alla nostra spesa quotidiana. Le banane sono il prodotto più redditizio venduto nei supermercati britannici. I loro enormi ricavi vengono divisi così: quasi la metà va al supermercato (il 45 per cento), il 18 per cento agli importatori, il 15,5 per cento alla ditta proprietaria della piantagione e solo il 2,5 per cento ai braccianti. Dal 2002 i supermercati britannici sono al centro di una violenta guerra delle banane che punta a ridurre drasticamente i prezzi al consumo per conquistare una fetta di mercato più ampia. I principali protagonisti di questo scontro sono le due catene Asda e Tesco. Tra il 2002 e il 2004 i prezzi al chilo sono passati da 1,08 sterline a 74 centesimi. I consumatori sono contenti, ma non sanno che il loro risparmio non incide sulla percentuale di profitto intascata dai supermercati, perché ricade interamente sui lavoratori. Secondo Action aid, la guerra delle banane ha più che dimezzato la paga oraria dei dipendenti delle piantagioni del Costa Rica, dove si produce un quarto delle banane consumate in Gran Bretagna e in Irlanda.

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Il lato oscuro dell'economia (prima puntata)


L'ordine economico imposto dalla globalizzazione è influenzato da forze che sfuggono a ogni controllo. E che nascondono storie di sfruttamento e violenza.


La corsa dell'oro e l'economia canaglia
Lo sapete che che la catenina che avete regalato a vostra moglie a Natale ora costa quasi il 30 per cento in più? E non è detto che riusciate a trovarne una simile. I gioiellieri hanno smesso di comprare oro all'inizio di gennaio, quando il prezzo del metallo giallo ha superato i 900 dollari all'oncia. La cosa sorprendente è che la sensazionale crescita dell'oro, cominciata un anno fa, non deriva dall'impennata della domanda né è legata al suo ruolo come bene rifugio nei momenti di crisi e d'incertezza economica. In realtà l'aumento del prezzo è opera degli speculatori che ormai infestano i mercati dei futures, dove si vendono (a un prezzo stabilito in anticipo) opzioni per l'acquisto e la vendita di materie prime e metalli con scadenze da uno a sei mesi. Le autorità monetarie, le banche centrali e gli analisti finanziari temono il peggio e mettono in guardia sulla scomparsa della domanda. Ma non possono condizionare la borsa mondiale, perché nessuno dispone di così tanto denaro come gli speculatori.
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Mi chiamo Loretta Napoleoni e ho deciso di aprire un blog per condividere i miei articoli e le mie opinioni con la rete.
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Mi chiamo Loretta Napoleoni e ho deciso di aprire un blog per condividere i miei articoli e le mie opinioni con la rete.

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