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Body scanner e terrorismo


Vi segnalo un'intervista che mi è stata fatta da Nello Trocchia su ARTICOLO 21, quotidiano on-line per la libertà di espressione. Cliccando sul link la potete ascoltare.


Bocciati i body scanner, il terrorismo sta vincendo la partita economica.
Parla Loretta Napoleoni

di Nello Trocchia

Il terrorismo e le risposte dei governi, la crisi dell’economia internazionale, gli affari della ‘ndrangheta. Argomenti di rilevanza globale che si intrecciano nella riflessione e speculazione di Loretta Napoleoni, una esperta italiana del tema terrorismo che da anni vive a Londra. Sono giorni di allarmi continui, di una paura nuovamente rinfocolata e alimentata, del governo italiano che finanzia con due milioni di euro l’acquisto di body scanner. “ Ci sono stati degli studi, pubblicati di recente, che hanno posto – sottolinea Napoleoni - un problema medico. Studi che dicono che le radiazioni dei body scanner a lungo andare causano il cancro” (...)

[-> vai all'intervista]





Otto anni di guerra in Afghanistan


Cosa hanno portato otto anni di guerra in Afghanistan? Al Qaida non è indebolita e la democrazia portata dagli occidentali funziona male, è poco credibile. Dunque inviare nuove truppe non serve, va cambiata la strategia. 

QUI  un'intervista rilasciata alla radio tedesca Funkhaus Europa wdr sull'Afghanistan e Al Qaeda. Per ascoltarla basta cliccare in fondo alla pagina.

Un saluto.

Loretta Napoleoni


Afganistan, elezioni e rischio narcostato


Questo è un saggio letto oggi su Radio Svizzera

ABSTRACT: Alla vigilia del secondo round delle elezioni a Kabul, Abdhulla-Abdhulla che contendeva la presidenza a Karzai, ha gettato la spugna. (...) C’e’ quindi da aspettarsi il peggio se a capo di questa sfortunata nazione rimane lo stesso presidente che negli ultimi 5 anni ha lasciato che scivolasse lungo la china del narco-stato. (...) L’Afganistan potrebbe diventare un narco-stato. (...) Le Nazioni Unite temono che ormai i profitti del narcotraffico siano diventati piu’ importanti dell’ideologia e questo spiegherebbe la dilagante corruzione in atto nel paese. Come e’ avvenuto in Colombia negli anni ’80, il cartello dell’oppio compra i politici e cosi’ facendo consolida il controllo sul territorio nazionale. (...) Paradossalmente, la guerra facilita la narcotizzazione dell’Afganistan perche’ impedisce al governo legittimo di istaurare la propria autorita’ (...). I narco-Talebani sono dunque il frutto di un’alleanza bizzarra tra terrore e droga che ha a disposizione risorse sufficienti per prolungare questa guerra oltre i limiti accettabili da noi occidentali.

[Nella foto Hamid Kazai]



Afganistan, elezioni e rischio narcostato

di Loretta Napoleoni


continua



Intervista su LA MORSA


Riporto un'intervista che mi è stata fatta a proposito del mio ultimo che libro che uscirà domani.

Loretta Napoleoni
La morsa
Chiarelettere, 2009

pp.186 (13,60 euro)





Questo libro è il primo che scrivo in italiano dopo tanti anni, confesso che è stata una bella esperienza tornare a lavorare nella lingua madre.
Così mi sono messa al lavoro e, riordinando i miei pensieri e rileggendo alcuni miei articoli e discorsi, ho capito tante cose che sicuramente non avrei neppure intuito commentando quotidianamente gli eventi finanziari del 2008 e del 2009.
A volte bisogna avere il tempo e il coraggio di rileggere ciò che si è scritto nel passato, per mettere a fuoco quello che sta succedendo nel presente. Ci troviamo di fronte a una sorta di «tempesta perfetta» prodotta dall’abuso finanziario e dalla negligenza politica.
Anche se questo concetto emerge da tanti miei articoli, non è stato facile metterlo a fuoco nel bel mezzo della più grande crisi economica del dopoguerra.

Un grazie ai lettori che mi scrivono quotidianamente con domande, idee e suggerimenti; senza di loro questo libro sarebbe stato sicuramente sterile, privo di storie vere. E per far crescere il rapporto con i lettori, da oggi il mio blog si trasferisce qui.
continua



La morsa e altri appuntamenti


Questo è il booktrailer del mio nuovo libro: 

 

Loretta Napoleoni, La morsa, Chiarelettere
pp.186 [13,60 euro]

In libreria dal 23 aprile 2009.

Distratti da Al Qaeda,
derubati da Wall Street.
Come ne usciamo?
La morsa
Le vere ragioni della crisi mondiale.





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I numeri del terrore - Intervista



Inserisco di seguito un'intervista che mi è stata fatta al Festival della letteratura di Mantova a proposito de I numeri del terrore.



 

(Intervista di Antonio Zoppetti per Booksweb.tv)



Obama, Israele e Gaza


Da 18 mesi gli israeliani preparavano l'offensiva di terra lanciata contro Gaza due settimane fa’. Lo ha rivelato il generale Avi Benayahou, "I nostri soldati conoscono ogni vicolo in cui si trovano i loro obiettivi. Per un anno e mezzo si sono addestrati in un modello su scala ridotto di Gaza costruito nella base di Tsehilim" nel deserto del Negev, nella fascia meridionale di Israele.

Dopo il fiasco diplomatico dell’invasione del Libano nel 2006, Tel Aviv ha lanciato una campagna di pubbliche relazioni per preparare l’opinione pubblica mondiale all’invasione di Gaza.  Ai governi e ai media l’attacco viene presentato come l’unico modo per distruggere un covo di terroristi con legami internazionali, una spina nel fianco non solo d’Israele ma del mondo intero. Le guerre ormai si combattono anche e soprattutto a colpi di propaganda.

Quanto sappiamo di ciò che veramente succede in questa parte del mondo?
Perché alcuni paesi arabi si sono apertamente schierati contro Hamas? E’ la prima volta dalla creazione di Israele che si verifica una spaccatura del genere sul fronte arabo.
Il motivo è chiaro, Hamas, democraticamente eletto a governare i territori occupati, fa paura a molti regimi arabi. Cosa succede dentro Gaza? E’ vero o falso che lanciamissili e terroristi si nascondono tra la popolazione civile? Questa la giustificazione che Israele dà al mondo dopo aver bombardato una scuola dove sventolava la bandiera delle Nazioni Unite ed ucciso 30 persone. I giornalisti stranieri non possono avvicinarsi al conflitto né entrare a Gaza, le notizie come durante la guerra in Iraq sono tutte filtrate dalla macchina militare israeliana.

Anche le motivazioni di questa guerra sono vaghe e forse false. Ci viene detto che Hamas ha rotto la tregua a novembre, offrendo su un piatto d’argento a Israele il casus belli dell’attacco. Ma quanti di noi sanno che ciò è avvenuto perché il giorno delle elezioni americane le truppe israeliane sono entrate a Gaza ed hanno ucciso 6 militanti di Hamas? I media non se ne sono neppure accorti tanto erano concentrati sull’ascesa di Barak Obama alla Casa Bianca.

Dietro la tragedia di Gaza c’é un mondo che sfugge a noi cittadini del villaggio globale. Il silenzio del nuovo presidente, il veto degli americani al Consiglio di Sicurezza per un immediato cessate il fuoco sembrano avvallare una tesi agghiacciante che circola nei corridoi del potere: Israele vuole distruggere Hamas prima che Obama si insedi alla Casa Bianca per evitare di pronunciarsi pubblicamente sull’aggressione e dargli l’opportunità di negoziare un nuovo ordine politico nella regione. E’ questo un accordo stipulato durante la sua visita a Gerusalemme. Se questo é il cambiamento promesso durante la campagna elettorale allora i palestinesi potrebbero, paradossalmente, rimpiangere l’amministrazione Bush.


Loretta Napoleoni
[tratto da Il Caffé]



Attentati in India - Capire le cause


Una riflessione dopo gli attentati terroristici di Mumbai
 
Perché non ci si interroga sulle cause del terrorismo? Dopo i recenti attacchi a Mumbai che hanno provocato 183 vittime e centinaia di feriti, l'India ha accusato il Pakistan di essere coinvolta negli attentati, il Pakistan nega e propone di collaborare nell'inchiesta, ma nessun governo o altra entità internazionale, come in passato, si chiede perché sia successo e quali potrebbero essere le reali motivazioni. Abbiamo chiesto un'analisi all'economista Loretta Napoleoni, esperta di finanza e di terrorismo internazionale (ha pubblicato numerosi libri in materia) e collaboratrice di varie riviste italiane ed europee.


Quali sono, a suo avviso, i reali mandanti e obiettivi degli attentati?
"Io sono convinta che il governo pakistano non c'entri in questa storia. Perché sarebbe una grossa contraddizione. Primo perché negli ultimi mesi c'è stata una grossa politica di riavvicinamento con l'India. Secondo perché il Pakistan è in bancarotta e ha bisogno di tutti gli aiuti possibili e inimmaginabili. E tra le possibilità di aiuti economici c'è anche quella che l'India gli faccia dei prestiti. Poi c'è la tesi che sia stato Al Qaeda, cioè che ci sia un elemento di ispirazione jihadista. Questo secondo me è molto plausibile. Credo che l'elemento jihadista sia legato ad un ritorno dell'insurrezione armata in India. Quindi non è un fenomeno isolato ed hanno alzato un po' il tiro, perché sicuramente questo è il primo attacco fatto contro un obiettivo internazionale. È come una escalation dell'attività legata al ritorno della lotta armata in India nell'ultimo anno".

Per questo hanno colpito anche il centro degli ebrei ortodossi a Mumbai?
"Certo. Non dimentichiamo che dopo l'11 settembre ci fu l'attacco a Casablanca contro gli ebrei. In quella zona c'è una grossa presenza ebrea, perché l'India li ha ospitati nei secoli. È la concomitanza che mi fa riflettere: a Mumbai c'era la possibilità di colpire gli ebrei e lo hanno fatto. Però è stato uno degli obiettivi. Non era un attentato anti-Israele e basta".


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Le differenze tra gli attentati di Mumbai e l'11 settembre


Gli americani mangiano il tacchino nel giorno del ringraziamento incollati alla tv che manda in onda le agghiaccianti immagini degli attentati a Mumabi. Le similitudini con l'11 settembre sono poche. Si tratta di attacchi simultanei ben coordinati, ma nulla di più.


Il misterioso gruppo che si fa chiamare Mujahedeen Deccan è profondamente diverso dai martiri di al Quaeda. Si tratta di un commando di giovanissimi che non hanno intenzione di fare i kamikaze ma che praticano lo sconto armato. La dinamica dell'attacco ricorda l'attentato a Monaco durante i giochi olimpici degli anni '70. E la presenza di ostaggi è un'arma di propaganda differente dalla strategia della distruzione. Ci troviamo davanti a una fusione tra terrorismo vecchio e nuovo. Una miscela esplosiva. Il cambio di tattica, dal martirio alla guerriglia, ha preso tutti alla sprovvista, inclusa la sicurezza indiana. L'errore dell'anti-terrorismo è presupporre che ci sia un'unica modalità di attacco derivata da una sorta di manuale delle tattiche terroristiche. Invece si tratta di una guerra asimmetrica. Un commando di alcune decine di ragazzi tiene in scacco una città di 20 milioni di abitanti e di 40.000 unità di polizia. Una megalopoli paralizzata per aver preso di mira due alberghi a cinque stelle, un ristorante alla moda, una stazione e un ospedale. Tutti simboli dell'India moderna che emerge economicamente ed entra nel club dei potenti, il G20.
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La paura di Al Qaeda


Il pericolo vero è la diffusione della paura di Al Qaeda come multinazionale globale del terrore.


Trapelati l'11 luglio, gli estratti della bozza del National intelligence estimate (Nie), un documento che la Cia compila periodicamente insieme alle altre agenzie di sicurezza statunitensi, hanno fatto il giro del mondo. Suscitando una nuova ondata di paura nei confronti di Al Qaeda. La stampa nazionale e internazionale ha descritto scenari apocalittici, compresi i dettagliati pronostici di attacchi imminenti nei cieli occidentali sul modello dell'11 settembre, tutti organizzati da Osama bin Laden. Nessuno ha sottolineato che Washington e i suoi alleati, sei anni dopo l'11 settembre, non sono ancora riusciti a stanare Bin Laden dal suo nascondiglio in Pakistan.
Nessuno ha poi messo in dubbio la validità degli estratti, fatti pervenire alla stampa da anonimi funzionari dell'intelligence. Eppure, il National intelligence estimate non è un rapporto, cioè un documento basato su fatti concreti, ma una stima, una previsione. Quindi la sua bozza è la previsione di una previsione. [...] Il National intelligence estimate si è già sbagliato molte volte. Per esempio, nel 1962 disse che i sovietici non avrebbero installato dei missili a Cuba, nel 1974 liquidò l'ipotesi che nella prima metà del 1975 Hanoi avrebbe lanciato una grande offensiva. E nel 1989 giudicò improbabile un conflitto nel golfo Persico. Secondo la bozza fatta pervenire alla stampa, la guerra in Iraq è la calamita ideologica della nuova Al Qaeda. E su questo è difficile non essere d'accordo. Ironicamente, è stato proprio un rapporto errato a contribuire al fiasco iracheno. A metà settembre del 2002, infatti, la commissione del senato sull'intelligence ne chiese uno sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. Il documento, preparato nel giro di poche settimane, diventò il famigerato rapporto dell'ottobre 2002 su cui l'amministrazione Bush costruì il casus belli per l'attacco preventivo all'Iraq. Un anno dopo, la stessa commissione dichiarava che "buona parte delle valutazioni decisive contenute nel rapporto erano esagerate o non suffragate da riscontri dell'intelligence".
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Mi chiamo Loretta Napoleoni e ho deciso di aprire un blog per condividere i miei articoli e le mie opinioni con la rete.

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