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Video conferenza di Loretta Napoleoni, Roberto Saviano...


Di seguito vi lascio le riprese della conferenza che ho tenuto insieme a Roberto Saviano a Ferrara domenica 4 ottobre 2009. 

(Mafia S.p.a. Roberto Saviano, Loretta Napoleoni e Misha Glenny al festival di Internazionale)



Per ragioni tecniche e di lunghezza il video è stato diviso in tre parti.
Qui i link per continuare la visione:

SECONDA PARTE

TERZA PARTE


Buona visione.
Loretta







Intervista e rubrica su Internazionale...


Oggi vi segnalo l'intervista che Gabriele Caramellino mi ha fatto per NOVA Il Sole 24 Ore.
La potete leggere a questo indirizzo:

Voglio inoltre comunicare ufficialmente ai miei lettori che la rubrica "Pensiero laterale" che tenevo su Internazionale è stata sospesa.

A tutti i miei sostenitori che su facebook hanno aperto il gruppo
RIDATECI LA RUBRICA DI LORETTA NAPOLEONI SU INTERNAZIONALE 
anticipo che da questa settimana sarà pubblicata da Il Venerdì de la Repubblica.

Un saluto.

Loretta



Fine della recessione: silenzi e misteri



Appuntamenti:
Sarò al Ferrara, al Festival di Internazionale

Sabato 3 ottobre 2009
h. 12.00 Sala Estense
Intervista: Tutto quello che avreste voluto sapere sulla crisi ma non avete mai osato chiedere Loretta Napoleoni, economista italiana, risponde alle domande del pubblico

Domenica 4 ottobre 2009
h. 16.30 Teatro Comunale
Economia: Mafia SpA: gli affari ai tempi della crisi
Loretta Napoleoni, economista italiana
Misha Glenny, giornalista britannico, autore di McMafia
Introduce e modera: Mario Calabresi, direttore della Stampa

Vi aspetto. Di seguito un mio articolo inedito.
Loretta


Fine della recessione: silenzi e misteri
 

Il mondo spera che i politici producano almeno il canovaccio di una regolamentazione finanziaria, che eviti un’altra crisi del credito e che restituisca a questo settore il ruolo che gli spetta, e cioe’ di supporto dell’economia reale.

Fino ad ora la gente ha pazientato, accettando le argomentazioni dei politici che consigliavano di attendere la ripresa prima d’introdurre nuove regole del gioco. Ebbene nell’ultima settimana ci e’ stato detto da tutti i governi e dai ministri delle finanza che la recessione e’ finita, eccoci dunque al momento della verita’, l’anticamera del nuovo assetto finanziario.

Il primo mistero da svelare e’ perche’ l’alta finanza ha registrato un altro anno di profitti da record, al punto da distribuire buoni miliardari ai suoi dipendenti ad appena un anno dal crollo della Lehman Brothers, ma sopratutto mentre l’economia mondiale e’ ancora vessata dalla disoccupazione e dalla contrazione dei consumi. La risposta va cercata nella ristrutturazione finanziaria avvenuta negli ultimi 12 mesi: mentre lo stato pompava i soldi del contribuente nelle casseforti delle banche la finanza diventava oligopolista.
Mi spiego:
continua


Crisi finanziaria e assetti internazionali


Pubblico la prima parte di un video che mi è stato fatto a Roma il 23 aprile 2009 al XIV Corso sul Diritto dei Popoli, dal titolo: "Crisi finanziaria e assetti internazionali".





Chi volesse vedere le altre parti della conferenza di Loretta Napoleoni (Internazionale) e Claudia Segre (Finanza e Mercati) sulla finanza islamica può cliccare questo link.

Un saluto.

Loretta



La paura di Al Qaeda


Il pericolo vero è la diffusione della paura di Al Qaeda come multinazionale globale del terrore.


Trapelati l'11 luglio, gli estratti della bozza del National intelligence estimate (Nie), un documento che la Cia compila periodicamente insieme alle altre agenzie di sicurezza statunitensi, hanno fatto il giro del mondo. Suscitando una nuova ondata di paura nei confronti di Al Qaeda. La stampa nazionale e internazionale ha descritto scenari apocalittici, compresi i dettagliati pronostici di attacchi imminenti nei cieli occidentali sul modello dell'11 settembre, tutti organizzati da Osama bin Laden. Nessuno ha sottolineato che Washington e i suoi alleati, sei anni dopo l'11 settembre, non sono ancora riusciti a stanare Bin Laden dal suo nascondiglio in Pakistan.
Nessuno ha poi messo in dubbio la validità degli estratti, fatti pervenire alla stampa da anonimi funzionari dell'intelligence. Eppure, il National intelligence estimate non è un rapporto, cioè un documento basato su fatti concreti, ma una stima, una previsione. Quindi la sua bozza è la previsione di una previsione. [...] Il National intelligence estimate si è già sbagliato molte volte. Per esempio, nel 1962 disse che i sovietici non avrebbero installato dei missili a Cuba, nel 1974 liquidò l'ipotesi che nella prima metà del 1975 Hanoi avrebbe lanciato una grande offensiva. E nel 1989 giudicò improbabile un conflitto nel golfo Persico. Secondo la bozza fatta pervenire alla stampa, la guerra in Iraq è la calamita ideologica della nuova Al Qaeda. E su questo è difficile non essere d'accordo. Ironicamente, è stato proprio un rapporto errato a contribuire al fiasco iracheno. A metà settembre del 2002, infatti, la commissione del senato sull'intelligence ne chiese uno sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. Il documento, preparato nel giro di poche settimane, diventò il famigerato rapporto dell'ottobre 2002 su cui l'amministrazione Bush costruì il casus belli per l'attacco preventivo all'Iraq. Un anno dopo, la stessa commissione dichiarava che "buona parte delle valutazioni decisive contenute nel rapporto erano esagerate o non suffragate da riscontri dell'intelligence".
continua



Realismo o socialismo?


La crisi è di sistema e globale e la cura è congiunturale e nazionale, ecco perché la manovra non funziona

Il salvataggio del sistema bancario è cominciato, ma la partecipazione dello stato non è vista di buon occhio dalle banche perché le penalizza nella gestione e nella distribuzione dei dividendi.
Dopo qualche giorno di euforia sui mercati, la fiducia torna a vacillare a Londra, da dove è partita la prima iniziativa di salvataggio: le azioni delle banche seminazionalizzate crollano anche se il governo ha già bruciato milioni di sterline.
Si rischia di far salire il debito pubblico ai livelli del dopoguerra senza però riuscire a stabilizzare i mercati. La crisi è di sistema e globale e la cura è congiunturale e nazionale, ecco perché la manovra non funziona.
Di sistema perché le banche svolgono un servizio sociale oltre che finanziario e l'equilibrio tra i due compiti si è alterato negli ultimi quindici anni: gli interessi degli azionisti sono venuti prima di quelli dei risparmiatori.
Globale perché se le condizioni imposte dal governo inglese non piacciono agli azionisti, gli azionisti stessi svendono le loro partecipazioni per acquistarne altre oltreoceano, dove alle banche sono imposti meno oneri.

La soluzione? Come suggerisce Gordon Brown può essere solo strutturale e globale: ricostruzione dell'intero sistema bancario, attraverso le nazionalizzazioni, da parte di una governance mondiale. Socialismo globale o realismo britannico?

Staremo a vedere.

 

Loretta Napoleoni
 


Articolo pubblicato su Internazionale 766, 16 ottobre 2008



Ballando sul Titanic


La minaccia climatica è come un iceberg: sarà la parte nascosta a farci affondare


Il surriscaldamento del pianeta somiglia sempre più alla tragedia dell'"inaffondabile" Titanic: sulle poche scialuppe di salvataggio disponibili salirono solo i ricchi mentre i poveri annegarono.
Anche nei confronti del disastro ecologico che incombe sul pianeta ci si potrebbe difendere con una pianificazione globale, eppure Stati Uniti ed Europa (responsabili dei due terzi delle emissioni di anidride carbonica che inquinano l'atmosfera) mantengono un atteggiamento ambiguo. Washington non ha firmato il trattato di Kyoto – negando che esista una minaccia climatica causata dall'uomo – e l'Unione europea vieta la vendita all'Africa di semi geneticamente modificati che hanno meno bisogno d'acqua. Questo perché Bruxelles vuole proteggere gli agricoltori europei dalla concorrenza dei prodotti africani. I paesi ricchi pianificano, ma lo fanno solo per se stessi; investono in fonti energetiche alternative e in nuove tecnologie solo per proteggere la loro agricoltura. Come sul Titanic, ai ricchi non interessa il destino dei poveri. Ogni anno i paesi ricchi investono 40 milioni di dollari per aiutare i paesi poveri ad "adattarsi" ai cambiamenti climatici. Eppure a subire il maggior impatto del cambiamento climatico causato dall'industrializzazione delle nazioni ricche saranno proprio le nazioni povere. È questo il messaggio lanciato il 6 aprile dal Gruppo intergovernativo per i cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (Ipcc). Ecco i punti salienti del suo rapporto.
continua



Telenovela Chávez


La morte di Manuel Marulanda e la liberazione di Ingrid Betancourt hanno accelerato la crisi delle Farc. Ma è presto per parlare della loro fine. L'asso nella manica potrebbe essere un accordo con il presidente venezuelano Hugo Chávez



La spettacolare liberazione di Ingrid Betancourt ha lasciato il mondo a bocca aperta e Hollywood già sta lavorando alla sceneggiatura del film. Ma più che una pellicola nostalgica di quando il mondo era diviso in due blocchi, il declino delle famigerate Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) potrebbe essere l'argomento di una puntata della telenovela Chávez.
È un errore cercare di snodare l'intricata matassa di relazioni tra politici, terroristi e milizie usando gli strumenti della guerra fredda: da una parte l'ostaggio celebre – icona dello sforzo democratico della Colombia – un presidente intraprendente, Álvaro Uribe, sostenuto da Washington, e una coalizione fenomenale con in testa l'Eliseo e i servizi segreti israeliani; dall'altra le Farc, l'imprevedibile presidente-dittatore venezuelano Hugo Chávez e il movimento antimperialista dell'America Latina.
La realtà, si dice, supera sempre la finzione e nei prossimi mesi sarà bene che gli sceneggiatori di Hollywood ne facciano tesoro. Con il terrorismo, però, è impossibile fare previsioni accurate.
Sei mesi fa tutti gli analisti concordavano sul fatto che le Farc erano l'unico gruppo armato in America Latina in grado far sentire la loro presenza al di là dei confini colombiani. Da anni le Farc hanno rapporti con l'Ira e con l'Eta e fanno affari con i banchieri libanesi di Hezbollah a Ciudad del Este, nella famigerata triple frontera. Eppure, nel giro di pochi mesi, l'esercito colombiano, affiancato da quello statunitense, ha mandato in frantumi la cupola dell'organizzazione. Il 1 marzo ha perso la vita in un bombardamento lungo il confine ecuadoriano il numero due delle Farc, Raúl Reyes. A fine maggio le Farc hanno annunciato la morte del fondatore Manuel Marulanda, detto Tirofijo. Defezioni e tradimenti hanno decimato i militanti e la direzione ha ammesso che ci sono stati degli infiltrati. Nel giro di qualche mese la punta di diamante del terrorismo latinoamericano è diventata un esercito allo sbando. Se oggi Betancourt è libera, è anche grazie alla mancanza di comunicazione e di coordinamento delle Farc.


continua


Il lato oscuro dell'economia (Terza e ultima puntata)


Botero_il_bagnoObesità globale
Ma il fumoso labirinto di specchi del mercato occulta segreti ancora più inquietanti: come il cibo che uccide. L'obesità è il nuovo killer del villaggio globale. Fa più vittime del tabacco. Solo negli Stati Uniti si parla di 400mila decessi all'anno dovuti all'obesità, pari al 16 per cento del totale. Secondo il centro prevenzione malattie e il capo del servizio sanitario americano, due terzi degli statunitensi sono sovrappeso e un quarto è obeso. L'epidemia di obesità risale alla fine degli anni settanta, proprio quando gli americani hanno cominciato a preoccuparsi del loro peso. Le cause sono l'uso dello sciroppo di mais ad alto tasso di fruttosio come principale dolcificante calorico e la battaglia contro il grasso. I dolcificanti di mais sono più economici del saccarosio, e negli Stati Uniti la coltivazione del mais, che può contare su generose sovvenzioni, è molto diffusa. Negli anni settanta la sostituzione del saccarosio con i dolcificanti di mais ha abbattuto i costi di produzione dell'industria alimentare. A sua volta è diminuito il prezzo dei prodotti alimentari, e i consumi sono aumentati. Alla fine degli anni settanta comparvero le diete ipolipidiche. Il grasso fu sistematicamente eliminato dai prodotti alimentari e sostituito con i carboidrati, che a loro volta hanno molte calorie e producono grassi. "La maggior parte dei cibi ipolipidici che si trovano nei supermercati è satura di carboidrati al punto che l'apporto calorico della versione dietetica di quasi ogni alimento è pari a quello del prodotto originale", spiega Marion Nestle, preside della facoltà di scienze dell'alimentazione e salute pubblica della New York university.


continua


Il lato oscuro dell'economia (seconda puntata)



La convivenza di democrazia e schiavitù
Secondo l'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), i profitti annuali della nuova schiavitù si aggirano intorno ai 31 miliardi di dollari. L'esplosione demografica e le grandi migrazioni, insieme alla globalizzazione, hanno aumentato il mercato degli schiavi. Dalle piantagioni di cacao dell'Africa occidentale ai frutteti della California, gli schiavi sono diventati parte integrante del capitalismo globale.

E questo è il paradosso. La democrazia e la schiavitù non solo coesistono, ma tra loro c'è quella che gli economisti definiscono una forte correlazione diretta. Non solo i due fenomeni mostrano tendenze di sviluppo assolutamente simili, ma l'evoluzione dell'uno condiziona quella dell'altro. E gli anni novanta confermano quella tendenza apparentemente surreale che si era già manifestata negli anni cinquanta durante il processo di decolonizzazione. Secondo Bates, quando gli stati coloniali conquistarono l'indipendenza, il numero degli schiavi aumentò mentre il loro prezzo si abbassò. Oggi il prezzo di uno schiavo è circa un decimo di quello praticato nella Roma antica, quando il concetto di democrazia era inesistente.

Smarriti nel supermercato
La quasi totalità dei prodotti che consumiamo ha una storia nascosta e oscura. Una storia di schiavitù e pirateria, contraffazione e frode, furto e riciclaggio di denaro. Sappiamo molto poco di queste trame segrete dell'economia mondiale, perché i consumatori moderni vivono all'interno di una complicata rete di illusioni commerciali, la realtà virtuale del mercato. Come nel film Matrix siamo vittime di una beata ignoranza. Gli scaffali dei supermercati occidentali sono pieni di articoli fabbricati dagli abitanti dei paesi in via di sviluppo, lavoratori sfruttati che ricevono una frazione infinitesimale del prezzo finale di ogni prodotto. Se noi consumatori decidessimo di fermarci a riflettere, resteremmo sconvolti nello scoprire chi si arricchisce grazie alla nostra spesa quotidiana. Le banane sono il prodotto più redditizio venduto nei supermercati britannici. I loro enormi ricavi vengono divisi così: quasi la metà va al supermercato (il 45 per cento), il 18 per cento agli importatori, il 15,5 per cento alla ditta proprietaria della piantagione e solo il 2,5 per cento ai braccianti. Dal 2002 i supermercati britannici sono al centro di una violenta guerra delle banane che punta a ridurre drasticamente i prezzi al consumo per conquistare una fetta di mercato più ampia. I principali protagonisti di questo scontro sono le due catene Asda e Tesco. Tra il 2002 e il 2004 i prezzi al chilo sono passati da 1,08 sterline a 74 centesimi. I consumatori sono contenti, ma non sanno che il loro risparmio non incide sulla percentuale di profitto intascata dai supermercati, perché ricade interamente sui lavoratori. Secondo Action aid, la guerra delle banane ha più che dimezzato la paga oraria dei dipendenti delle piantagioni del Costa Rica, dove si produce un quarto delle banane consumate in Gran Bretagna e in Irlanda.

continua


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Chi sono

Mi chiamo Loretta Napoleoni e ho deciso di aprire un blog per condividere i miei articoli e le mie opinioni con la rete.

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