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Loretta Napoleoni "Snapshots from a rogue world"


Pubblico questo video con un'intervista in inglese, sottotitolata in italiano, che ha realizzato Alessandro Cozzuto del Dipartimento Virtuale di Studi Politici e Sociali. 



Dot 2.0, Virtual Department of Political and Social Studies, http://www.dotduepuntozero.org
proudly presents the interview which Loretta Napoleoni, economist, political analyst and author of best-sellers like "Terror incorporated" and "Rogue economics", kindly gave to Dot 2.0 in Turin, February 2010. Among the several issues discussed, the borders between legal and illegal economies, the Italian politics, the role of the web and some suggestions to young people with an innovative spirit..

Un saluto, Loretta.



Finanzieri e Politici Canaglia


I Caraibi sono scossi dalle conseguenze della recessione mondiale. A Guadalupe la popolazione e’ esplosa contro il governo di Sarkozy. Con un reddito per capita che corrisponde alla meta’ di quello francese e un tasso di disoccupazione quattro volte piu’ alto che in Francia, l’isola fatica a sopravvivere. Le politiche propagandistiche di Sarkozy non fanno piu’ breccia, la gente vuole un lavoro e una speranza per il futuro. Molti vedono negli scontri di Guadalupe un pericoloso segno premonitore. Il malcontento nei caraibi francesi sarebbe solo l’anteprima di cio’ che presto avverra’ anche in Francia. Man mano che la recessione fa breccia nella corteccia del benessere europeo, le sofferenze del terzo mondo diventeranno di casa nel primo.

Anche ad Antigua, nei caraibi britannici, e’ in atto una rivoluzione. La notizia che Sir Allan Stanford (vedi foto) - a capo di un impero che da’ lavoro a piu’ della meta’ della popolazione – e’ ricercato dall’FBI e dalla Security and Exchange Commission (SEC), l’organo preposto al controllo dell’attivita’ finanziaria negli Stati Uniti, ha gettato molti nel panico. Per giorni e giorni, all’alba i risparmiatori si sono messi in coda davanti alle sue banche, ma pochi sono riusciti a ritirare i propri soldi. La SEC ha sigillato i battenti di tutte le sue societa’. Cosi’ la meta’ della popolazione di quest’isola non sa se alla fine del mese percepira’ uno stipendio.
continua



Un'intervista sull'economia canaglia


Pubblico un'intervista su Economia canaglia il lato oscuro del nuovo ordine mondiale che mi è stata fatta a dicembre. Un clic sull'immagine per vederla.




 

Buona visione.


Loretta



Nulla è come prima


Gli ex liberisti sono nostalgici, specialmente quelli nostrani. Farebbero di tutto per tornare indietro, per gustare i piaceri della cuccagna creditizia. Alcuni ci raccontano che nulla e’ cambiato negli ultimi sei mesi, soltanto la nostra percezione della realta’. Abbiamo, insomma, perso la ragione.

La globalizzazione, il credito facile e a buon mercato, perfino i mutui concessi a chi non se li poteva permettere, facevano bene all’economia mondiale. E infatti questa cresceva, cresceva che era una meraviglia.

Adesso tutta questa ricchezza svanisce quotidianamente dai monitor di piazza affari, tritata dalla caduta degli indici di borsa. E’ una catastrofe, gridano i neo-liberisti. Gli interventi del Presidente Obama, quelli di Gordon Brown, perfino le parole rassicuranti della cancelliera tedesca non fanno breccia. La gente continua a tenersi lontana dalla borsa e i mercati assomigliano ai campi di battaglia della prima guerra mondiale, con i corpi dei caduti che formano un tappeto grigio a chiazze rosse. Centinaia di posti di lavoro sono scomparsi al punto che le sale cambi sembrano alveari abbandonati. I sopravvissuti fanno perfino fatica a quotare i prezzi perche’ non c’e’ abbastanza gente sul mercato.

E’ finita l’era degli affollatissimi supermercati finanziari, quando banche come Citigroup erano grandi come i governi dei paesi industrializzati. Multinazionali della finanza canaglia dove si poteva fare di tutto, anche e soprattutto insider trading, frode fiscale – la scorsa settimana l’UBS svizzera ha pagato salato per aver aiutato la clientela americana ad evitare le tasse – ed anche qualcosa di peggio.
La deregulation e’ stata la manna dal cielo per il riciclaggio del denaro sporco, ce lo dicono le statistiche. Dalla meta’ degli anni ’90 quest’attivita’ e’ cresciuta del 50% un po’ dovunque. E naturalmente il denaro sporco si lavava nelle banche.


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790 miliardi di dollari


Questa e’ stata una settimana di fuoco sui mercati a causa non di uno, ma due stimoli finanziari proposti dall’amministrazione Obama.
Nessuno dei piani ha entusiasmato gli economisti, rassicurato i banchieri e tranquillizzato i mercati perche’ manca una dottrina economica che li sostenga.

Una cosa e’ certa, l’America di Obama non vuole neppure prendere in considerazione l’opzione di nazionalizzare le banche perseguìta da Gran Bretagna e Irlanda, il credo rimane quindi liberista.
E allora come giustificare l’intervento massiccio dello stato nell’economia? I 790 miliardi del secondo stimolo approvato dal Senato e dal Congresso? Anche se il 35% corrisponde a tagli fiscali, il rimanente 65% andra’ a finanziare lavori pubblici per assorbire manodopera. Ecco la prima contraddizione ideologica frutto del compromesso delle dottrine economiche perseguite da democratici e repubblicani. Una contraddizione che sembra caratterizzare anche il comportamento dell’amministrazione che piuttosto che lanciare una nuova visione cerca di farsi interprete di una piattaforma ideologica comune tra i due partiti, un punto d’incontro che non esiste.

Ci troviamo quindi di fronte ad un misto di teoria liberista e keneysiana.
Ma l’economia non e’ una scienza esatta, poggia su alcune regole, i fondamentali d’economia, che non possono essere alterati. Anche la crisi attuale e’ in parte legata a questa manipolazione. Per Adam Smith, il padre del liberismo e della moderna economia, un bene immobiliare non genera ricchezza, anche se produce un affitto. I banchieri neo-liberisti questo principio o non lo conoscevano o l’hanno volutamente ignorato. Le perdite superiori al previsto annunciate questa settimana dalla UBC e dal Credit Suisse nascono dall’aver accumulato Mortgage Backed Securities agganciate a rischiosissimi mutui nell’attivo dei bilanci. Si tratta dei famosi beni tossici.  Adam Smith direbbe che per farli scomparire non ci vogliono le iniezioni di contante dello stato ma il crollo degli indici di borsa e delle istituzioni mal gestite, il mercato, insomma, sa curarsi da solo.


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La paura di Al Qaeda


Il pericolo vero è la diffusione della paura di Al Qaeda come multinazionale globale del terrore.


Trapelati l'11 luglio, gli estratti della bozza del National intelligence estimate (Nie), un documento che la Cia compila periodicamente insieme alle altre agenzie di sicurezza statunitensi, hanno fatto il giro del mondo. Suscitando una nuova ondata di paura nei confronti di Al Qaeda. La stampa nazionale e internazionale ha descritto scenari apocalittici, compresi i dettagliati pronostici di attacchi imminenti nei cieli occidentali sul modello dell'11 settembre, tutti organizzati da Osama bin Laden. Nessuno ha sottolineato che Washington e i suoi alleati, sei anni dopo l'11 settembre, non sono ancora riusciti a stanare Bin Laden dal suo nascondiglio in Pakistan.
Nessuno ha poi messo in dubbio la validità degli estratti, fatti pervenire alla stampa da anonimi funzionari dell'intelligence. Eppure, il National intelligence estimate non è un rapporto, cioè un documento basato su fatti concreti, ma una stima, una previsione. Quindi la sua bozza è la previsione di una previsione. [...] Il National intelligence estimate si è già sbagliato molte volte. Per esempio, nel 1962 disse che i sovietici non avrebbero installato dei missili a Cuba, nel 1974 liquidò l'ipotesi che nella prima metà del 1975 Hanoi avrebbe lanciato una grande offensiva. E nel 1989 giudicò improbabile un conflitto nel golfo Persico. Secondo la bozza fatta pervenire alla stampa, la guerra in Iraq è la calamita ideologica della nuova Al Qaeda. E su questo è difficile non essere d'accordo. Ironicamente, è stato proprio un rapporto errato a contribuire al fiasco iracheno. A metà settembre del 2002, infatti, la commissione del senato sull'intelligence ne chiese uno sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. Il documento, preparato nel giro di poche settimane, diventò il famigerato rapporto dell'ottobre 2002 su cui l'amministrazione Bush costruì il casus belli per l'attacco preventivo all'Iraq. Un anno dopo, la stessa commissione dichiarava che "buona parte delle valutazioni decisive contenute nel rapporto erano esagerate o non suffragate da riscontri dell'intelligence".
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Il denaro del terrore


Come il terrorismo si finanzia con petrolio e droga.

All'inizio di dicembre del 2006 Ayman al Zawahiri, luogotenente di Osama bin Laden, ha annunciato al mondo l'offensiva militare di primavera in Afghanistan. Pochi ci hanno fatto caso, perché tutti erano concentrati sull'Iraq ormai in preda alla guerra civile. Ma i due fronti sono legati, al punto che oggi è la situazione irachena a offrire una delle possibili chiavi di lettura della spettacolare ripresa dei taliban e dei loro soci jihadisti.
Nel 2005 Al Zawahiri chiese un aiuto finanziario ad Abu Musab al Zarqawi. In una lettera, il medico egiziano suggeriva all'allora superstar del qaedismo internazionale di non spendere i centomila – senza specificare di quale valuta – e di spedirglieli. La richiesta fu interpretata come un segno di debolezza economica da parte del nucleo storico di Al Qaeda. In clandestinità dal 2002 nella cerniera tribale islamica tra Pakistan e Afghanistan, Al Zawahiri e Bin Laden erano tagliati fuori dai flussi monetari del qaedismo. Al Zarqawi ignorò la richiesta e continuò a usare i soldi degli ex finanziatori di Al Qaeda per sostenere la lotta in Iraq.
Morto Al Zarqawi, nel giugno del 2006, la situazione è cambiata radicalmente. Al Qaeda in Iraq è guidata da Al Zawahiri che l'ha decentrata in tre sezioni: sud, nord e centro. L'organizzazione ha perso il monopolio delle azioni suicide, ormai diventate un'arma comune nella lotta tra etnie. Inoltre c'è stato un cambiamento fondamentale nell'universo dei gruppi ribelli. Le centinaia di organizzazioni, milizie e gruppi jihadisti che operano in Iraq hanno cominciato ad autofinanziarsi sfruttando l'economia di guerra del paese. Un rapporto segreto dell'intelligence statunitense del giugno 2006 ha individuato nel contrabbando di petrolio importato il settore più redditizio. L'Iraq importa tra i quattro e i cinque miliardi di dollari l'anno di greggio, ma il 30 per cento, secondo gli americani, viene rubato e rivenduto sul mercato nero. Poi c'è la fiorente industria dei sequestri. L'autofinanziamento produce incassi superiori al costo dell'insurrezione, quindi la galassia irachena ha a disposizione un surplus annuo stimato tra i 70 e i 200 milioni di dollari. Questi soldi, avverte il rapporto statunitense, vengono usati per finanziare il terrorismo fondamentalista fuori dall'Iraq.
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Realismo o socialismo?


La crisi è di sistema e globale e la cura è congiunturale e nazionale, ecco perché la manovra non funziona

Il salvataggio del sistema bancario è cominciato, ma la partecipazione dello stato non è vista di buon occhio dalle banche perché le penalizza nella gestione e nella distribuzione dei dividendi.
Dopo qualche giorno di euforia sui mercati, la fiducia torna a vacillare a Londra, da dove è partita la prima iniziativa di salvataggio: le azioni delle banche seminazionalizzate crollano anche se il governo ha già bruciato milioni di sterline.
Si rischia di far salire il debito pubblico ai livelli del dopoguerra senza però riuscire a stabilizzare i mercati. La crisi è di sistema e globale e la cura è congiunturale e nazionale, ecco perché la manovra non funziona.
Di sistema perché le banche svolgono un servizio sociale oltre che finanziario e l'equilibrio tra i due compiti si è alterato negli ultimi quindici anni: gli interessi degli azionisti sono venuti prima di quelli dei risparmiatori.
Globale perché se le condizioni imposte dal governo inglese non piacciono agli azionisti, gli azionisti stessi svendono le loro partecipazioni per acquistarne altre oltreoceano, dove alle banche sono imposti meno oneri.

La soluzione? Come suggerisce Gordon Brown può essere solo strutturale e globale: ricostruzione dell'intero sistema bancario, attraverso le nazionalizzazioni, da parte di una governance mondiale. Socialismo globale o realismo britannico?

Staremo a vedere.

 

Loretta Napoleoni
 


Articolo pubblicato su Internazionale 766, 16 ottobre 2008



Il nuovo capitalismo virtuale


La crisi colpisce l'economia reale. L'Islanda rischia la bancarotta. Si teme la recessione. E tornano in mente le previsioni di Marx

Questa settimana in Gran Bretagna i bancomat della Icesave hanno smesso di funzionare. Chi voleva usarli leggeva sullo schermo: "Operazioni di prelievo e deposito sospese".
La Icesave è un istituto controllato dalla Landsbanki, una delle principali banche islandesi. Grazie agli accordi bilaterali tra i due paesi, l'Islanda garantisce i primi 22mila euro depositati sui conti e il governo di sua maestà britannica le successive 50mila sterline.
Il resto, per ora, è finito nel buco nero della crisi. E c'è la possibilità che gli sfortunati risparmiatori non usufruiscano neanche del piano di salvataggio del governo islandese – che si è fatto garante degli istituti di credito del paese – o di quello del governo britannico. Si teme, infatti, che l'Islanda sarà la prima vittima del nuovo 1929, che andrà in bancarotta, e che il sistema bancario britannico crollerà.

Crolla il settore produttivo
L'esperienza dei clienti della Icesave potrebbe ripetersi altrove. La prossima vittima, si mormora, sarà la Royal Bank of Scotland o addirittura Unicredit in Italia. Tutte le banche europee e americane rischiano il collasso e basta poco, anche solo i rumors di mercato, pure e semplici voci, per farle scivolare nell'insolvenza.
I motivi della debolezza del sistema bancario li conosciamo: eccessivo indebitamento per oltre un decennio a causa dei derivati, gli effetti speciali della finanza che hanno falsato nei bilanci il rapporto tra dare e avere. Ma è sorprendente che il piano di salvataggio americano e la decisione dei governi europei di sostenere insieme il sistema bancario del vecchio continente non riescano a frenare la folle caduta dei mercati.<
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Energia, ambiente e economia


Di seguito il mio intervento ai Dialoghi di Trani (avvenuto 26 settembre 2008 - Sala Federico II del Castello Svevo di Trani, in Piazza Re Manfredi, ore 19.00. Coordinato da Giorgio Zanchini). Si tratta di un articolo inedito.


Crollano le borse e si scopre che per più di un decennio le banche si sono indebitate oltremisura. Il benessere, dunque, era solo un’illusione, poggiava su una piramide di debiti il cui crollo rischia di travolgere le economie dei paesi industrializzati. E per evitare questo scenario la Riserva Federale, il Tesoro americano e le banche centrali europee stanno dando fondo alle riserve bancarie al punto che la Polonia ormai ne possiede il doppio degli Stati Uniti e del Regno Unito. Il salvataggio di Wall Street costerà a Washington 1.200 miliardi di dollari, soldi che non ha, quindi l’America si dovrà indebitare ulteriormente. La scorsa primavera, per risolvere la crisi energetica ed alimentare, che ha fatto salire il numero di americani che mangiano grazie ai buoni alimentari a 35 milioni, non si è speso neppure un dollaro. Ciò che balza agli occhi è il trattamento privilegiato che la crisi finanziaria sta ricevendo rispetto a quello ricevuto dalle crisi dell’economia reale.
Pochi si sono accorti che tra le tante misure prese negli ultimi dieci giorni quella che ha fermato la discesa pazza degli indici di borsa è stata la proibizione del cosidetto short-selling. Si vende un’azione oggi con il vincolo di ricomprarla a brevissimo perché si prevede che costerà meno e così si intascano i profitti.  Questa pratica è popolare tra speculatori e hedge-funds, società dove sono parcheggiate grandi quantità di denaro, che possono, proprio grazie alla loro grandezza, influenzare la psicologia del mercato a loro vantaggio.


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Chi sono

Mi chiamo Loretta Napoleoni e ho deciso di aprire un blog per condividere i miei articoli e le mie opinioni con la rete.

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