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Realismo o socialismo?


La crisi è di sistema e globale e la cura è congiunturale e nazionale, ecco perché la manovra non funziona

Il salvataggio del sistema bancario è cominciato, ma la partecipazione dello stato non è vista di buon occhio dalle banche perché le penalizza nella gestione e nella distribuzione dei dividendi.
Dopo qualche giorno di euforia sui mercati, la fiducia torna a vacillare a Londra, da dove è partita la prima iniziativa di salvataggio: le azioni delle banche seminazionalizzate crollano anche se il governo ha già bruciato milioni di sterline.
Si rischia di far salire il debito pubblico ai livelli del dopoguerra senza però riuscire a stabilizzare i mercati. La crisi è di sistema e globale e la cura è congiunturale e nazionale, ecco perché la manovra non funziona.
Di sistema perché le banche svolgono un servizio sociale oltre che finanziario e l'equilibrio tra i due compiti si è alterato negli ultimi quindici anni: gli interessi degli azionisti sono venuti prima di quelli dei risparmiatori.
Globale perché se le condizioni imposte dal governo inglese non piacciono agli azionisti, gli azionisti stessi svendono le loro partecipazioni per acquistarne altre oltreoceano, dove alle banche sono imposti meno oneri.

La soluzione? Come suggerisce Gordon Brown può essere solo strutturale e globale: ricostruzione dell'intero sistema bancario, attraverso le nazionalizzazioni, da parte di una governance mondiale. Socialismo globale o realismo britannico?

Staremo a vedere.

 

Loretta Napoleoni
 


Articolo pubblicato su Internazionale 766, 16 ottobre 2008



Ballando sul Titanic


La minaccia climatica è come un iceberg: sarà la parte nascosta a farci affondare


Il surriscaldamento del pianeta somiglia sempre più alla tragedia dell'"inaffondabile" Titanic: sulle poche scialuppe di salvataggio disponibili salirono solo i ricchi mentre i poveri annegarono.
Anche nei confronti del disastro ecologico che incombe sul pianeta ci si potrebbe difendere con una pianificazione globale, eppure Stati Uniti ed Europa (responsabili dei due terzi delle emissioni di anidride carbonica che inquinano l'atmosfera) mantengono un atteggiamento ambiguo. Washington non ha firmato il trattato di Kyoto – negando che esista una minaccia climatica causata dall'uomo – e l'Unione europea vieta la vendita all'Africa di semi geneticamente modificati che hanno meno bisogno d'acqua. Questo perché Bruxelles vuole proteggere gli agricoltori europei dalla concorrenza dei prodotti africani. I paesi ricchi pianificano, ma lo fanno solo per se stessi; investono in fonti energetiche alternative e in nuove tecnologie solo per proteggere la loro agricoltura. Come sul Titanic, ai ricchi non interessa il destino dei poveri. Ogni anno i paesi ricchi investono 40 milioni di dollari per aiutare i paesi poveri ad "adattarsi" ai cambiamenti climatici. Eppure a subire il maggior impatto del cambiamento climatico causato dall'industrializzazione delle nazioni ricche saranno proprio le nazioni povere. È questo il messaggio lanciato il 6 aprile dal Gruppo intergovernativo per i cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (Ipcc). Ecco i punti salienti del suo rapporto.
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Mi chiamo Loretta Napoleoni e ho deciso di aprire un blog per condividere i miei articoli e le mie opinioni con la rete.

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