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790 miliardi di dollari


Questa e’ stata una settimana di fuoco sui mercati a causa non di uno, ma due stimoli finanziari proposti dall’amministrazione Obama.
Nessuno dei piani ha entusiasmato gli economisti, rassicurato i banchieri e tranquillizzato i mercati perche’ manca una dottrina economica che li sostenga.

Una cosa e’ certa, l’America di Obama non vuole neppure prendere in considerazione l’opzione di nazionalizzare le banche perseguìta da Gran Bretagna e Irlanda, il credo rimane quindi liberista.
E allora come giustificare l’intervento massiccio dello stato nell’economia? I 790 miliardi del secondo stimolo approvato dal Senato e dal Congresso? Anche se il 35% corrisponde a tagli fiscali, il rimanente 65% andra’ a finanziare lavori pubblici per assorbire manodopera. Ecco la prima contraddizione ideologica frutto del compromesso delle dottrine economiche perseguite da democratici e repubblicani. Una contraddizione che sembra caratterizzare anche il comportamento dell’amministrazione che piuttosto che lanciare una nuova visione cerca di farsi interprete di una piattaforma ideologica comune tra i due partiti, un punto d’incontro che non esiste.

Ci troviamo quindi di fronte ad un misto di teoria liberista e keneysiana.
Ma l’economia non e’ una scienza esatta, poggia su alcune regole, i fondamentali d’economia, che non possono essere alterati. Anche la crisi attuale e’ in parte legata a questa manipolazione. Per Adam Smith, il padre del liberismo e della moderna economia, un bene immobiliare non genera ricchezza, anche se produce un affitto. I banchieri neo-liberisti questo principio o non lo conoscevano o l’hanno volutamente ignorato. Le perdite superiori al previsto annunciate questa settimana dalla UBC e dal Credit Suisse nascono dall’aver accumulato Mortgage Backed Securities agganciate a rischiosissimi mutui nell’attivo dei bilanci. Si tratta dei famosi beni tossici.  Adam Smith direbbe che per farli scomparire non ci vogliono le iniezioni di contante dello stato ma il crollo degli indici di borsa e delle istituzioni mal gestite, il mercato, insomma, sa curarsi da solo.


continua


Lezione di Politica


Il sogno di Martin Luther King si avvera e la lunga marcia di Malcom X raggiunge la Casa Bianca. Dietro Barak Obama c’e’ un movimento sociale tanto prorompente quanto quello degli anni ’60, una forza sociale motivata oggi, come mezzo secolo fa’, dall’ingiustizia sociale. Questa volta la discriminante non e’ il colore ma la distribuzione del reddito americano che e’ la fotocopia di quella del 1928, quando l’1% della popolazione percepiva il 24% del PIL. Si tratta di cifre eccezionali. Dal 1940 al 1984 la fetta di ricchezza di quell’1% di ricchi non ha mai superato il 15% e durante gli anni ’60 e ’70 e’ scesa addirittura sotto il 10%.
Dai tempi del Presidente Reagan le campagne elettorali ruotano intorno alle promesse di sgravi fiscali, un’ammissione implicita che lo stato non sa gestire il denaro pubblico. E’ un messaggio diretto a un elettorato benestante - creato durante gli anni dell’equa redistribuzione del reddito - che non esiste piu’. Le politiche neo-liberiste di Bush hanno impoverito la classe media. Dal 2000 al 2006, l’economia americana cresce del 18%, ma il reddito reale delle famiglie di lavoratori mediane si contrae dell’1,1%, costoro guadagnano circa 2.000 dollari meno che nel 2000. Il reddito del 10% della popolazione, invece, sale del 32%, quello, dell’1% dei ricchissimi del 203% e quello dello 0.1%, i cosidetti super-ricchi, del 425%.
La campagna elettorale di Obama punta sulla nuova America, quella impoverita. Intuisce l’esistenza di un movimento sociale e decide che le battaglie sociali non si combattono in piazza, come negli anni ’60, ma attraverso i sistemi di comunicazione alternativi: internet, wap, telefonini e naturalmente porta a porta. E’ questa la vera, grande rivoluzione del primo presidente americano di colore. I ventenni guru dei network sociali, tra cui l’inventore di Facebook, ne disegnano la web, che subito diventa il motore del finanziamento della campagna, a loro confronto Karl Rove, l’architetto della vittoria di Bush, e’ un dinosauro. Per i primi 12 mesi il messaggio politico viaggia sulle ali del marketing d’avanguardia, quello delle giovanissime generazioni cresciute nell’era delle telecomunicazioni, lontano dai quotidiani e dalle televisioni. Solo nello sprint finale si utilizzano i network televisivi.
L’America e’ lo specchio dell’occidente. L’ingiustizia sociale piaga anche l’Europa, il movimento sociale che ha creduto in Obama esiste anche a casa nostra. Qualcuno deve risvegliarlo. Poiche’ viviamo nel villaggio globale utilizziamo gli stessi canali usati da Obama. Ma bisogna mobilitarsi subito. Ci sono voluti cinquant’anni per realizzare il sogno di Martin Luther King, noi ne abbiamo a disposizione solo cinque per risvegliare l’Italia.


Loretta Napoleoni



Terrorismo islamico. Podcast


Cos’è la politica del terrore? Davvero il terrorismo islamico è una minaccia così incombente come Bush vuole farci credere? Loretta Napoleoni spiega le motivazioni reali della guerra al terrore e illumina gli scenari futuri. Dopo l’Iraq, toccherà all’Iran?



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Mi chiamo Loretta Napoleoni e ho deciso di aprire un blog per condividere i miei articoli e le mie opinioni con la rete.

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