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6 miliardi e 700 milioni di dollari


La debolezza del dollaro potrebbe inceppare il funzionamento del sistema monetario internazionale e questa settimana due episodi ci mettono in guardia sulle probabili conseguenze disastrose causate dall’erosione della centralita’ del dollaro nel mercato globalizzato: l’eccesivo indebitamento in dollari e l’aumento delle riserve aurifere delle economie emergenti.

Martedi’ scorso sulle pagine del Financial Times, Nouriel Rubini, tra i pochi economisti che hanno correttamente predetto la crisi del credito, ha denunciato il carry-trade del dollaro e della sterlina. Gli operatori di mercato si stanno indebitando a breve in queste monete, perche’ deboli e perche’ i tassi d’interesse sono vicinissimi allo zero. Lo fanno per poi investire a lungo termine in quelle forti, quali l’euro e il franco svizzero, dove i tassi sono superiori. E’ questo uno dei tanti espedienti che la finanza globalizzata usa per fare soldi dal nulla, si guadagna grazie ai differenziali dei cambi e dei tassi d’interesse; una prassi, va aggiunto, totalmente legittima. Eppure tutti sanno che a causare la bancarotta dell’Islanda non sono stati i mutui subprime ma il carry-trade dello yen.
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Mi chiamo Loretta Napoleoni e ho deciso di aprire un blog per condividere i miei articoli e le mie opinioni con la rete.

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