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Attentati in India - Capire le cause


Una riflessione dopo gli attentati terroristici di Mumbai
 
Perché non ci si interroga sulle cause del terrorismo? Dopo i recenti attacchi a Mumbai che hanno provocato 183 vittime e centinaia di feriti, l'India ha accusato il Pakistan di essere coinvolta negli attentati, il Pakistan nega e propone di collaborare nell'inchiesta, ma nessun governo o altra entità internazionale, come in passato, si chiede perché sia successo e quali potrebbero essere le reali motivazioni. Abbiamo chiesto un'analisi all'economista Loretta Napoleoni, esperta di finanza e di terrorismo internazionale (ha pubblicato numerosi libri in materia) e collaboratrice di varie riviste italiane ed europee.


Quali sono, a suo avviso, i reali mandanti e obiettivi degli attentati?
"Io sono convinta che il governo pakistano non c'entri in questa storia. Perché sarebbe una grossa contraddizione. Primo perché negli ultimi mesi c'è stata una grossa politica di riavvicinamento con l'India. Secondo perché il Pakistan è in bancarotta e ha bisogno di tutti gli aiuti possibili e inimmaginabili. E tra le possibilità di aiuti economici c'è anche quella che l'India gli faccia dei prestiti. Poi c'è la tesi che sia stato Al Qaeda, cioè che ci sia un elemento di ispirazione jihadista. Questo secondo me è molto plausibile. Credo che l'elemento jihadista sia legato ad un ritorno dell'insurrezione armata in India. Quindi non è un fenomeno isolato ed hanno alzato un po' il tiro, perché sicuramente questo è il primo attacco fatto contro un obiettivo internazionale. È come una escalation dell'attività legata al ritorno della lotta armata in India nell'ultimo anno".

Per questo hanno colpito anche il centro degli ebrei ortodossi a Mumbai?
"Certo. Non dimentichiamo che dopo l'11 settembre ci fu l'attacco a Casablanca contro gli ebrei. In quella zona c'è una grossa presenza ebrea, perché l'India li ha ospitati nei secoli. È la concomitanza che mi fa riflettere: a Mumbai c'era la possibilità di colpire gli ebrei e lo hanno fatto. Però è stato uno degli obiettivi. Non era un attentato anti-Israele e basta".


continua


Le differenze tra gli attentati di Mumbai e l'11 settembre


Gli americani mangiano il tacchino nel giorno del ringraziamento incollati alla tv che manda in onda le agghiaccianti immagini degli attentati a Mumabi. Le similitudini con l'11 settembre sono poche. Si tratta di attacchi simultanei ben coordinati, ma nulla di più.


Il misterioso gruppo che si fa chiamare Mujahedeen Deccan è profondamente diverso dai martiri di al Quaeda. Si tratta di un commando di giovanissimi che non hanno intenzione di fare i kamikaze ma che praticano lo sconto armato. La dinamica dell'attacco ricorda l'attentato a Monaco durante i giochi olimpici degli anni '70. E la presenza di ostaggi è un'arma di propaganda differente dalla strategia della distruzione. Ci troviamo davanti a una fusione tra terrorismo vecchio e nuovo. Una miscela esplosiva. Il cambio di tattica, dal martirio alla guerriglia, ha preso tutti alla sprovvista, inclusa la sicurezza indiana. L'errore dell'anti-terrorismo è presupporre che ci sia un'unica modalità di attacco derivata da una sorta di manuale delle tattiche terroristiche. Invece si tratta di una guerra asimmetrica. Un commando di alcune decine di ragazzi tiene in scacco una città di 20 milioni di abitanti e di 40.000 unità di polizia. Una megalopoli paralizzata per aver preso di mira due alberghi a cinque stelle, un ristorante alla moda, una stazione e un ospedale. Tutti simboli dell'India moderna che emerge economicamente ed entra nel club dei potenti, il G20.
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Mi chiamo Loretta Napoleoni e ho deciso di aprire un blog per condividere i miei articoli e le mie opinioni con la rete.

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