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Ha senso salvare l’Europa sacrificando gli europei?






Per chi si trovasse a passare per il salone del libro di Torino: domenica 16 maggio presenterò  MAONOMIC.

Di seguito vi lascio un articolo tratto da l'Unità di ieri

Loretta Napoleoni






Ha senso salvare l’Europa sacrificando gli europei?


Torna la sfiducia sui mercati e ieri l’Italia, per collocare l’ennesima emissione, ha dovuto maggiorare il tasso d’interesse. Possibile che mille miliardi siano insufficienti a ripristinare la fiducia nel debito sovrano di Eurolandia? Ecco qualche cifra per aiutarci a rispondere a questa scomoda domanda. I soldi stanziati equivalgono all’8,4% del PIL dell’Unione Europea, ma coprono il 10,6% del suo debito pubblico complessivo, poca cosa quindi. Bastano appena a coprire fino al 2012 il deficit del Portogallo, della Spagna e forse anche dell’Irlanda (500 miliardi di euro), ma se il contagio si estende anche all’Italia e al Belgio, allora bisognerà ricorrere a ulteriori iniezioni di denaro. I mercati si chiedono dove troveremo tutti questi fondi, ricorrendo a un ulteriore indebitamento? Poiché non illudiamoci è il debito il cavaliere bianco che dovrebbe salvare dalla bancarotta la giovane moneta europea.
Tutti sanno che l’Europa non ha a disposizione la liquidità stanziata nel fine settimana e quindi la deve creare. E lo farà indebitandosi. La Commissione Europea venderà obbligazioni per 60 miliardi di euro usando come collaterale i 141 miliardi stanziati per il suo bilancio. Questi soldi andranno a rimpinguare il fondo d’emergenza della bilancia dei pagamenti europea, già usato nel 2008 per correre in aiuto di altri paesi dell’Unione: Lituania, Romania e Ungheria. Allora però l’esborso fu di appena 15 miliardi di euro.
I paesi membri ed il FMI stanzieranno 440 miliardi di euro; l’ammontare che ogni stato dovrà fornire dipenderà naturalmente dal peso economico che ciascuna nazione riveste nell’Unione, ciò significa che i tedeschi dovranno pagare di più dei portoghesi. Ma dato che nessuno ha a disposizione tanto contante tutti andranno sul mercato e venderanno obbligazioni, in altre parole s’indebiteranno.
continua


La mia candidatura



Ripropongo un pezzo uscito su l'Unità di oggi



Un saluto,
Loretta


La mia candidatura per il Lazio


Un clic sull'immagine per leggere l'articolo




L'Unità
intervista Loretta Napoleoni.

"Si, mi metto in gioco. E nel Lazio farei un gran pulizia..."


L'economista accetta l'investitura di un gruppo di sostenitori che l'hanno candidata alle primarie per il centrosinistra. "Darei spazio e speranze ai giovani".

«Mi hanno chiamato la notte di Natale, mi hanno proposto di candidarmi.Ho pensato che fosse mio
dovere, sono anni che dico che bisogna tornare alla società civile e che il sistema ha bisogno di rinnovamento, non potevo tirarmi indietro, non era logico
».

Loretta Napoleoni è esperta di economia internazionale e di terrorismo internazionale, il suo curriculum è un lungo elenco di titoli accademici ottenuti in prestigiose università, collaborazioni con amministrazioni e testate giornalistiche. È nata è cresciuta a Roma oggi vive a Londra con frequenti viaggi su e giù per il mondo. Attraverso Facebook, un gruppo di persone la candida alle primarie del centrosinistra per la presidenza del Lazio «perché - scrivono - pensiamo che la sua candidatura possa favorire la partecipazione e quel rinnovamento della politica di cui l’elettorato, non solo di centro-sinistra,sente imprescindibile bisogno».

Come ha reagito a questa proposta?
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Ottimismo o pessimismo?


martedì, 07 aprile 2009

La stampa ha inasprito la crisi del credito. Da mesi martella gli italiani descrivendone per filo e per segno i risvolti.
Possibile che si debba sempre parlare di cose brutte? Perche’ non prendere in prestito un po’ dell’ottimismo del Premier e ascoltare i suoi consigli?

Alla presentazione del nuovo libro di Vespa, “Viaggio in un’Italia diversa”, Berlusconi lancia un appello: consumatori e cittadini hanno il potere di porre fine all’ecatombe finanziaria e allora che la smettano di prestare ascolto ai media e facciano un po’ di shopping therapy; che c’e di meglio di usare quelle rilucenti carte di plastica nei loro negozi preferiti? Spendere fa bene allo spirito e all’economia.

Viene da chiedersi in quale paese vivono i politici, sicuramente in un’Italia diversa da quella dove abitiamo noi, cittadini e consumatori che da mesi facciamo fatica ad arrivare alla fine del mese. Soprattutto, viene da chiedersi se sono a conoscenza dei nostri problemi e di quelli dell’economia nazionale e mondiale. Sembra di avere a che fare con i replicanti di Maria Antonietta che quando le fu detto che la popolazione di Parigi era inferocita perche’ non aveva pane suggeri’ che piuttosto mangiassero dolci.


continua


Nulla è come prima


Gli ex liberisti sono nostalgici, specialmente quelli nostrani. Farebbero di tutto per tornare indietro, per gustare i piaceri della cuccagna creditizia. Alcuni ci raccontano che nulla e’ cambiato negli ultimi sei mesi, soltanto la nostra percezione della realta’. Abbiamo, insomma, perso la ragione.

La globalizzazione, il credito facile e a buon mercato, perfino i mutui concessi a chi non se li poteva permettere, facevano bene all’economia mondiale. E infatti questa cresceva, cresceva che era una meraviglia.

Adesso tutta questa ricchezza svanisce quotidianamente dai monitor di piazza affari, tritata dalla caduta degli indici di borsa. E’ una catastrofe, gridano i neo-liberisti. Gli interventi del Presidente Obama, quelli di Gordon Brown, perfino le parole rassicuranti della cancelliera tedesca non fanno breccia. La gente continua a tenersi lontana dalla borsa e i mercati assomigliano ai campi di battaglia della prima guerra mondiale, con i corpi dei caduti che formano un tappeto grigio a chiazze rosse. Centinaia di posti di lavoro sono scomparsi al punto che le sale cambi sembrano alveari abbandonati. I sopravvissuti fanno perfino fatica a quotare i prezzi perche’ non c’e’ abbastanza gente sul mercato.

E’ finita l’era degli affollatissimi supermercati finanziari, quando banche come Citigroup erano grandi come i governi dei paesi industrializzati. Multinazionali della finanza canaglia dove si poteva fare di tutto, anche e soprattutto insider trading, frode fiscale – la scorsa settimana l’UBS svizzera ha pagato salato per aver aiutato la clientela americana ad evitare le tasse – ed anche qualcosa di peggio.
La deregulation e’ stata la manna dal cielo per il riciclaggio del denaro sporco, ce lo dicono le statistiche. Dalla meta’ degli anni ’90 quest’attivita’ e’ cresciuta del 50% un po’ dovunque. E naturalmente il denaro sporco si lavava nelle banche.


continua


Il Nuovo Tribalismo


Cosa lega la crisi economica che si e’ abbattuta sul villaggio globale e le manifestazioni xenofobiche degli ultimi giorni?

Un filo diretto e invisibile accomuna il gesto incomprensibile di tre ragazzi che per provare una forte emozione danno fuoco ad un barbone nella stazione di Nettuno e gli scioperi selvaggi che imperversano in Inghilterra contro i lavoratori stranieri; e questo legame, paradossalmente, lo ritroviamo anche nelle stanze del potere della nuova amministrazione americana, che propone un programma di salvataggio economico condizionato all’acquisto di prodotti ‘esclusivamente’ americani.
Ben tornati nella tribu’!
Poiche’ questo e’ lo slogan con il quale si apre il recessivo 2009.

Di fronte ai primi veri problemi economici la globalizzazione si sgretola. Tendenze protezioniste minano il WTO, gli accordi faticosamente stipulati dall’organizzazione mondiale del commercio sembrano ormai carta straccia, anche i fondamenti dell’Unione Europea sono messi a durissima prova dagli scioperi in Gran Bretagna. A Davos, tempio sacro della globalizzazione, Russia e Cina apertamente accusano l’America di non saper ‘guidare il mondo’ ed a Washington le fronde protezioniste fanno stragi di liberal al congresso.
Alla base di queste reazioni, che soltanto sei mesi fa’ sarebbero state reputate assurde, c’e’ la paura.

La paura della disoccupazione spinge un sindacato laburista a schierarsi con la destra nazionalista e antieuropea britannica e la paura che l’America precipiti nella seconda Grande depressione convince il primo presidente afro-americano a proporre riforme protezioniste. E infine la paura, non la noia o la droga, motiva i giovani italiani a commettere un crimine da Arancia Meccanica.
Il mondo globalizzato e’ un pianeta che spaventa, popolato da gente terrorizzata dal diverso e dalla diversita’. Ce ne stiamo accorgendo solo adesso che la recessione ci accomuna nella disgrazia, ma da vent’anni chi vive ai margini del villaggio globale - dove il processo di omogeneizzazione non ha portato pace e prosperita’ ma il proliferarsi delle guerre o il dilagare della poverta’ - convive con questa paura. Molti, specialmente i giovani, si sono protetti ricreando la struttura tribalista dei branchi.


continua

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Chi sono

Mi chiamo Loretta Napoleoni e ho deciso di aprire un blog per condividere i miei articoli e le mie opinioni con la rete.

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