.
Annunci online

abbonamento

Il 15 percento


La visita del Presidente Obama in Cina ha confermato che ormai Pechino sa e puo’ dire di no a Washington. Per nascondere l’imbarazzo, l’amministrazione americana e la stampa internazionale hanno ripreso a recitare il mantra dell’inquinamento: la Cina ignora le esortazioni degli scienziati e dei paesi industrializzati affinche’ riduca il suo consumo energetico.
“Nulla di piu’ falso,” afferma un analista della City di Londra. “Si tratta dell’ennesima leggenda metropolitana dura a morire”. Che pero’ a ridosso dell’incontro di Copenhagen molti continuano a credere veritiera.

 Pechino ha una sua strategia per sostituire nel breve periodo la produzione energetica degli idrocarburi con fonti rinnovabili e si chiama delocalizzazione. Non si puo’ certamente dire altrettanto dell’amministrazione Obama che invece mantiene un atteggiamento di profonda ambiguita’ rispetto a queste tematiche.
Da qualche tempo il partito comunista incoraggia provincie e regioni a riconvertire l’energia al punto che ormai i progetti ecologici vengono visti come tappe essenziali nello sviluppo economico.
continua


Energia, ambiente e economia


Di seguito il mio intervento ai Dialoghi di Trani (avvenuto 26 settembre 2008 - Sala Federico II del Castello Svevo di Trani, in Piazza Re Manfredi, ore 19.00. Coordinato da Giorgio Zanchini). Si tratta di un articolo inedito.


Crollano le borse e si scopre che per più di un decennio le banche si sono indebitate oltremisura. Il benessere, dunque, era solo un’illusione, poggiava su una piramide di debiti il cui crollo rischia di travolgere le economie dei paesi industrializzati. E per evitare questo scenario la Riserva Federale, il Tesoro americano e le banche centrali europee stanno dando fondo alle riserve bancarie al punto che la Polonia ormai ne possiede il doppio degli Stati Uniti e del Regno Unito. Il salvataggio di Wall Street costerà a Washington 1.200 miliardi di dollari, soldi che non ha, quindi l’America si dovrà indebitare ulteriormente. La scorsa primavera, per risolvere la crisi energetica ed alimentare, che ha fatto salire il numero di americani che mangiano grazie ai buoni alimentari a 35 milioni, non si è speso neppure un dollaro. Ciò che balza agli occhi è il trattamento privilegiato che la crisi finanziaria sta ricevendo rispetto a quello ricevuto dalle crisi dell’economia reale.
Pochi si sono accorti che tra le tante misure prese negli ultimi dieci giorni quella che ha fermato la discesa pazza degli indici di borsa è stata la proibizione del cosidetto short-selling. Si vende un’azione oggi con il vincolo di ricomprarla a brevissimo perché si prevede che costerà meno e così si intascano i profitti.  Questa pratica è popolare tra speculatori e hedge-funds, società dove sono parcheggiate grandi quantità di denaro, che possono, proprio grazie alla loro grandezza, influenzare la psicologia del mercato a loro vantaggio.


continua


Ballando sul Titanic


La minaccia climatica è come un iceberg: sarà la parte nascosta a farci affondare


Il surriscaldamento del pianeta somiglia sempre più alla tragedia dell'"inaffondabile" Titanic: sulle poche scialuppe di salvataggio disponibili salirono solo i ricchi mentre i poveri annegarono.
Anche nei confronti del disastro ecologico che incombe sul pianeta ci si potrebbe difendere con una pianificazione globale, eppure Stati Uniti ed Europa (responsabili dei due terzi delle emissioni di anidride carbonica che inquinano l'atmosfera) mantengono un atteggiamento ambiguo. Washington non ha firmato il trattato di Kyoto – negando che esista una minaccia climatica causata dall'uomo – e l'Unione europea vieta la vendita all'Africa di semi geneticamente modificati che hanno meno bisogno d'acqua. Questo perché Bruxelles vuole proteggere gli agricoltori europei dalla concorrenza dei prodotti africani. I paesi ricchi pianificano, ma lo fanno solo per se stessi; investono in fonti energetiche alternative e in nuove tecnologie solo per proteggere la loro agricoltura. Come sul Titanic, ai ricchi non interessa il destino dei poveri. Ogni anno i paesi ricchi investono 40 milioni di dollari per aiutare i paesi poveri ad "adattarsi" ai cambiamenti climatici. Eppure a subire il maggior impatto del cambiamento climatico causato dall'industrializzazione delle nazioni ricche saranno proprio le nazioni povere. È questo il messaggio lanciato il 6 aprile dal Gruppo intergovernativo per i cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (Ipcc). Ecco i punti salienti del suo rapporto.
continua


sfoglia ottobre        dicembre
Chi sono

Mi chiamo Loretta Napoleoni e ho deciso di aprire un blog per condividere i miei articoli e le mie opinioni con la rete.

leggi tutta la biografia
Gli altri libri

Tutti i libri
Prossimi appuntamenti
Archivio


Blog letto1 volte
Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom