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Godiamoci queste vacanze “volatili”



È tempo di vacanze e l’Europa è intenta a fare i preparativi per raggiungere  mari e monti sullo sfondo dell’onnipresenza della recessione economica. Non è infatti vero che l’economia occidentale ha girato l’angolo e che il Pil mondiale ha ripreso a salire, come sostengono alcuni governi. Le ultime previsioni del Fondo Monetario Internazionale per l’Europa, annunciate pochi giorni prima dei risultati dei test sulla solvibilità delle banche,  parlano di una crescita anemica di appena l’1%.

I dati sfornati a luglio negli Stati Uniti - la vecchia locomotiva economica del mondo – parlano chiaro: da quelli sulla disoccupazione a quelli dell’industria immobiliare mostrano una ripresa dalla recessione. La tanto temuta lettera W sta per diventare il simbolo dell’andamento di una crisi con due picchi e due valli. E da un paio di mesi l’occidente scivola inesorabilmente lungo la seconda.

Persino la Cina, la moderna locomotiva dell’economia mondiale, si è inceppata. Il rallentamento della crescita economica di questo paese, previsto per il 2010 ed il 2010, contribuisce a rafforzare lo scetticismo riguardo alla ripresa mondiale. Per quasi tre anni, l’economia cinese ha sostenuto quella mondiale continuando a consumare una quantità ingenti di materie prime per modernizzare il paese e producendo prodotti a basso prezzo, che hanno frenato la caduta della domanda mondiale. Ebbene anche in questa fucina economica l’attività sta rallentando.

Viene spontaneo chiedersi se al ritorno dalle vacanze ci aspetta un autunno di lacrime e sangue, anche perché le prime conseguenze dei programmi di austerità varati dai governi occidentali, molti con la supervisione del Fmi, si faranno sentire in autunno. Dalla Grecia fino al Portogallo, dalla Gran Bretagna all’Italia, i primi a rendersene conto saranno gli operai.

Mentre i dipendenti pubblici vedono allontanarsi la meta della pensione di qualche anno, gli operai perdono il lavoro. E sicuramente la disoccupazione e’ il tallone d’Achille di questa recessione, come lo fu della Grande depressione. Lo sostiene ormai gran parte degli economisti mondiali.

Tra le critiche più agguerrite alle politiche anticongiunturali dei paesi occidentali c’e’ la visione a breve termine che ha portato politici come Obama a cercare di risollevare un’economia in caduta libera a causa del debito indebitandosi ulteriormente. Gli europei sono stati costretti a fare marcia indietro solo perché lo spettro dell’insolvenza della Grecia ha minacciato la moneta comune. Ed adesso si trovano in un vicolo cieco dal momento che i tagli imposti non solo aumenteranno i tassi di disoccupazione, che in Europa hanno già raggiunto il valore medio de 10%, ma rischiano di falciare le gambe alla ripersa economica.

Sul fronte finanziario la volatilità è ormai diventato l’aggettivo che meglio descrive il funzionamento dei mercati. Quelli delle monete si sono trasformati in gigantesche montagne russe dove le quotazioni dei tassi si muovono come vetture impazzite. Anche i mercati azionari ed obbligazionari sono in preda all’incertezza e questo conferma l’esistenza di ingenti quantità di denaro che al momento non sanno bene dove ubicarsi. La Svizzera ne è diventata uno dei ricettacoli più sicuri e, dato che in autunno la volatilità, anche le tendenze a rivalutare il franco si faranno sempre più pressanti.

Austerità, disoccupazione, crescita anemica e volatilità, ecco cosa ci aspetta dietro l’angolo. E mentre nel Vecchio continente operai ed impiegati pubblici scenderanno in piazza per protestare, nel sud del mondo il commercio tra i Paesi Bric quello tra sud-sud continuerà ad aumentare, conquistando un’altra fetta di mercato globale che un tempo apparteneva all’occidente.

Godiamoci allora queste vacanze, che probabilmente saranno sicuramente memorabili anche perché potrebbero essere le ultime per un lungo periodo!


Loretta Napoleoni
[tratto da il caffè]








La carestia monetaria scatta nel 2012



Il calendario Maya finisce il 21 dicembre del 2012, un mistero che archeologi e futuristi hanno interpretato come l’inizio di una nuova era. I dati sull’indebitamento delle banche prodotti questa settimana dalla Bank for International Settlements, sembrano confermare che almeno nel settore finanziario il 2012 sarà un anno di cambiamenti epocali. A livello mondiale, il settore bancario ha accumulato un debito di 5 mila miliardi di dollari, e si tratta di titoli che matureranno nei prossimi due anni. 2.600 miliardi sono detenuti dalle banche europee e 1.300 da quelle Usa. Ciò significa che entro la fine del 2012, costoro dovranno pagarne le cedole e per farlo emetteranno nuove obbligazioni che venderanno sul mercato internazionale dei capitali. Tutto ciò non sarebbe un gran problema se contemporaneamente i governi deficitari europei non facessero la stessa cosa. Ed è nel Vecchio continente che nel 2012 ci sarà la lotta tra stati e banche per accaparrarsi i liquidi. Grecia, Spagna Italia e Portogallo, ma anche  Francia e Germania si scontreranno con i propri istituti di credito.

I primi segnali della carestia monetaria sono già evidenti. Negli ultimi vent’anni le banche hanno usato il mercato obbligazionario per rastrellare fondi che poi hanno dato in prestito a imprese ed individui. La prassi era emettere titoli a breve per prestare soldi a lungo termine. E dato che i tassi d’interesse scendevano, questa strategia ha funzionato. Ma dal 2008 è diventato sempre più difficile coprire nel breve i prestiti concessi nel lungo periodo. Per salvare alcune banche dalla bancarotta sono dovuti intervenire gli stessi governi - già indebitatissimi - e le banche centrali. L’avvento dell’austerity in Europa ha portato alla chiusura dei piani di salvataggio governativi, a questo punto banche e governi se la devono cavare da soli. I mercati attendono i risultati degli stress test delle banche europee nella speranza che siano migliori di quanto ci si aspetta per riprendere a far circolare il contante. Realisticamente, però, il sistema bancario si dividerà in due: da una parte chi ha ancora un buon capitale e dall’altra chi non possiede questa ciambella di salvataggio. Mentre le prime riusciranno ad  attingere al mercato dei capitali, per le seconde la ricerca di liquidità sarà sempre più difficile. Entro il 2012 per sopravvivere molte dovranno fondersi tra di loro, ma alcune chiuderanno i battenti.

Assisteremo ad un riassetto globale del sistema bancario dettato dalla penuria monetaria e dalla concorrenza agguerrita tra banche e stati. Ed è probabile che da questo terremoto finanziario, che ridisegna il sistema bancario internazionale, la Svizzera ne esca solo con qualche graffio dando prova ancora una volta di essere un leader nella gestione del denaro altrui.



[Tratto da il caffè del 18 luglio 2010]





La svizzera mercato sicuro nei Mondiali della Finanza


Al primo girone dei mondiali di calcio, la Svizzera ha battuto la Spagna tra lo sbigottimento dei tifosi spagnoli, ma anche quelli greci sarebbero rimasti a bocca aperta se avessero conosciuto le statistiche ufficiali che registrano i movimenti di capitali del loro paese. Beneficiaria della crisi sovrana greca è infatti la Svizzera, è nei forzieri delle sue banche che da un paio di mesi arrivano grosse somme prima investite in Grecia o nel debito greco. A disinvestire sono naturalmente greci e stranieri. Ma la reticenza ad acquistare il debito sovrano non si limita solo ai paesi che come la Grecia si trovano in bilico tra solvibilità e bancarotta, piuttosto sembra dilagare un po’ dovunque nell’area dell’euro. Dalla Francia all’Italia, dalla Spagna al Portogallo, la Svizzera diventa per ricchi e meno ricchi l’unico mercato sicuro dove parcheggiare la ricchezza.

Parliamo principalmente di denaro contante. Pochi infatti sono disposti ad acquistare azioni ed obbligazioni di qualsiasi genere e l’oro e’ ormai arrivato a livelli proibitivi, anche se l’International Herald Tribune questa settimana  riporta un aneddoto singolare: all’aeroporto di Dubai c’è un chiosco che vende lingotti d’oro. Pare che davanti ci sia sempre una fila lunghissima di viaggiatori desiderosi di portarsene qualcuno a casa. Che la Svizzera diventasse un rifugio finanziario durante questa crisi lo sapevamo tutti. Già da un anno la domanda mondiale di franchi si è impennata al punto da costringere la banca centrale ad intervenire sul mercato aperto vendendo moneta nazionale onde evitare una rivalutazione che sarebbe stata deleteria per le esportazioni del paese. Pochi però si aspettavano che la corsa al Franco diventasse una maratona mondiale.  

Mentre in Europa, dunque, imperversa la lotta contro debito pubblico e deficit di bilancio e mentre i governi dell’Unione Europea si arrabattano producendo piani di austerità difficilmente realizzabili per covincere i mercati a continuare a prestargli i soldi necessari per servire il debito, Berna raccoglie i frutti di una politica saggia, che solo un anno fa era considerata eccessivamente conservatrice. Il giro di vite imposto alla proprei banche all’indomani della crisi  del credito sembra essere servito a qualcosa.

Le prime a guadagnarci sono proprio le banche. E dato che tutti i trasferimenti di capitali avvengono alla luce del sole, i politici europei hanno smesso di accusare la Svizzera di proteggere gli evasori o di essere un paradiso fiscale. L’ultimo calcolo del Boston Consultancy Group, una think tank americama che stima a 7 miliardi di dollari il valore del denaro straniero che usfruisce dello status di paradiso fiscale svizzero non ha suscitato alcun scalpore. Berna ha persino accettato di fornire all’Irs americana, l’ufficio delle tasse, i tabulati dei clienti statunitesi.

Gli investitori leggittimi più agguerriti hanno iniziato a convertire i loro conti in euro in franchi svizzeri. Ed anche se il tasso d’interesse è minimo rispetto a quello delle obbligazioni europee ed a volte non copre neppure quello dell’inflazione la protezione che le banche svizzere offrono rispetto a quelle dell’Unione Europea più che compensa queste perdite: niente rischio di cambio e d’insolvenza, ecco la formula vincente della repubblica elvetica. Così nei prossimi giorni la presentazione dei bilanci dei giganti Credit Suisse e Ubs potrebbe riservare una piacevole sorpresa per gli svizzeri. Un buon bilancio dunque.


Loretta Napoleoni

[tratto da il Caffè del 20.06.10]






Podcast: la crisi economica greca



Ripropongo un'intervista audio andata in onda il 4 maggio 2010 a Radio Anch’io (Radio 1):

Loretta Napoleni è ospite di Ruggero Po per parlare della crisi economica greca.

ASCOLTA L'INTERVISTA

Un saluto.

Loretta


Ha senso salvare l’Europa sacrificando gli europei?






Per chi si trovasse a passare per il salone del libro di Torino: domenica 16 maggio presenterò  MAONOMIC.

Di seguito vi lascio un articolo tratto da l'Unità di ieri

Loretta Napoleoni






Ha senso salvare l’Europa sacrificando gli europei?


Torna la sfiducia sui mercati e ieri l’Italia, per collocare l’ennesima emissione, ha dovuto maggiorare il tasso d’interesse. Possibile che mille miliardi siano insufficienti a ripristinare la fiducia nel debito sovrano di Eurolandia? Ecco qualche cifra per aiutarci a rispondere a questa scomoda domanda. I soldi stanziati equivalgono all’8,4% del PIL dell’Unione Europea, ma coprono il 10,6% del suo debito pubblico complessivo, poca cosa quindi. Bastano appena a coprire fino al 2012 il deficit del Portogallo, della Spagna e forse anche dell’Irlanda (500 miliardi di euro), ma se il contagio si estende anche all’Italia e al Belgio, allora bisognerà ricorrere a ulteriori iniezioni di denaro. I mercati si chiedono dove troveremo tutti questi fondi, ricorrendo a un ulteriore indebitamento? Poiché non illudiamoci è il debito il cavaliere bianco che dovrebbe salvare dalla bancarotta la giovane moneta europea.
Tutti sanno che l’Europa non ha a disposizione la liquidità stanziata nel fine settimana e quindi la deve creare. E lo farà indebitandosi. La Commissione Europea venderà obbligazioni per 60 miliardi di euro usando come collaterale i 141 miliardi stanziati per il suo bilancio. Questi soldi andranno a rimpinguare il fondo d’emergenza della bilancia dei pagamenti europea, già usato nel 2008 per correre in aiuto di altri paesi dell’Unione: Lituania, Romania e Ungheria. Allora però l’esborso fu di appena 15 miliardi di euro.
I paesi membri ed il FMI stanzieranno 440 miliardi di euro; l’ammontare che ogni stato dovrà fornire dipenderà naturalmente dal peso economico che ciascuna nazione riveste nell’Unione, ciò significa che i tedeschi dovranno pagare di più dei portoghesi. Ma dato che nessuno ha a disposizione tanto contante tutti andranno sul mercato e venderanno obbligazioni, in altre parole s’indebiteranno.
continua


I destini incrociati della Grecia del Regno Unito e dell’Europa


Il Regno Unito oggi va alle urne sullo sfondo delle violente manifestazioni greche e forse sarà proprio l’evolversi della crisi greca, piuttosto che le ultime frenetiche battute della campagna elettorale più imprevedibile del dopoguerra, a condizionare il voto degli elettori indecisi. Mai queste due nazioni sono state tanto vicine nonostante le loro diversità.

In Grecia un neonato governo socialista si trova a dover gestire la prima vera crisi d’insolvenza sovrana dell’Europa Unita, in Gran Bretagna un governo laburista vecchio di 13 anni sta per uscire dalla scena politica lasciando il paese in condizioni economiche disastrose e che potrebbero facilmente farlo scivolare lungo la china intrapresa dalla Grecia. Con un deficit di bilancio del 12.7% Londra è pericolosamente vicina ai valori inaccettabili di Dublino, 13.2%, e di Atene, 14%. Ed anche se il Regno di sua Maestà ha difeso con le unghie e con i denti la propria moneta nazionale mentre la Grecia si è buttata a capofitto nell’avventura europeista, pensando che fosse solo una cuccagna e non un impegno fiscale, i destini di queste due nazioni sembrano al momento paradossalmente incrociati.

L’acuirsi della crisi greca ha fornito nuove munizioni ai conservatori che si sono scagliati con la solita retorica populista contro l’europeismo di Nick Clegg, il leader dei liberal democrats. L’anti-europeismo ha gettato benzina sul focolaio dell’immigrazione che è diventato un falò. Agli emigrati provenienti dall’Europa Unita si attribuiscono tutti i mali del paese dall’aumento della disoccupazione al collasso dei servizi sociali. L’elettorato domanda un tetto sul numero degli europei che chiedono la residenza nel Regno Unito e Cameroon è arrivato persino a dichiarare che se la nazione lo vuole ci sarà un referendum sull’Europa. Sarebbe l’ennesima volta che questo paese s’interroga sull’Europa Unita
continua


La crisi, l'Europa e la Grecia


Ma allora non siamo fuori della crisi? Viene spontaneo chiedersi osservando il tasso di cambio dell’euro perdere quota quasi giornalmente, -15% dall’apice contro il dollaro raggiunto nel luglio del 2008. Questa volta però a trascinare verso il basso tutti gli indici di borsa non sono i famigerati hedge funds o le banche d’affari, ma le difficolta’ dell’Unione Europea nel gestire la prima vera grande crisi finanziaria della sua storia. Il rischio e’ l’insolvenza di una rosa di paesi europei, con in testa la Grecia, che hanno accumulato un deficit di bilancio ben al di sopra dei limiti imposti dall’euro zona. Quello della Grecia, il piu’ alto, era nel 2009 gia’ a quota 12,7% del Pil. Le domande sono tante ed e’ bene organizzarle cronologicamente per capire come siamo arrivati  a ridosso della bancarotta della moneta unica europea.

    Il deficit dell’euro zona, e cioè dei paesi che ne fanno parte, e’ de facto compensato dal surplus commerciale di una sola nazione: la Germania. Quando la Grecia, l’Irlanda, la Spagna, il Portogallo ma anche l’Italia, hanno aderito alla moneta unica, sui mercati internazionali il loro debito si e’ venduto a condizioni simili a quelle della Germania, un paese infinitamente piu’ ricco. La moneta comune ha ridotto il differenziale dei prezzi tra le obbligazioni tedesche e quelle irlandesi o greche. Quando c’era il marco, la sterlina irlandese e la dracma ai tedeschi costava molto meno indebitarsi che agli irlandesi o ai greci.

    Date le condizioni vantaggiose del credito questi paesi si sono indebitati eccessivamente. E qui e’ bene fare una pausa. L’unione Europea doveva intervenire anni fa’ e costringerli a rispettare i margini imposti dall’accordo di Maastricht sul debito pubblico. Ma se la politica monetaria comune funziona quella fiscale in realtà non esiste nell’euro zona. Bruxelles non ha muscoli per controllare quanto debito i governi vendano sui mercati internazionali, ne’ quelli per verificare cosa ci fanno con questi soldi. La Grecia li ha in parte sperperati, la Spagna li ha gestiti meglio, ma e’ finita invischiata in una speculazione edilizia senza precedenti, lo stesso si puo’ dire dell’Irlanda, e cosi’ via.

    Questo e’ un handicap serio. La crisi attuale e’ a carattere fiduciario, i mercati improvvisamente hanno deciso che non si fidavano più della Grecia e gli hanno girato le spalle. Sulla carta hanno ragione, ma perché allora la crisi non e’ scoppiata sei mesi fa’?
continua


ECONOMIA: LA CRISI E' MASCHIO


LA RECESSIONE? TUTTA COLPA DI UN ORMONE.
PAROLA DI LORETTA NAPOLEONI

di Federico Bastiani

Il 25 giugno scorso, presso la Biblioteca delle Donne di Bologna, si è svolto un interessante incontro che ha visto come ospite la nota economista di fama internazionale Loretta Napoleoni. Il tema dell'incontro era una riflessione sull'attuale crisi economica mondiale, analizzata - badate bene - sotto l'aspetto ormonale.
Ma partiamo dall'inizio.

Alla base della crisi economica c'è il rischio, diventato bene economico. Nella finanza islamica, a differenza della nostra, il rischio è un elemento che viene condiviso fra chi presta il denaro e chi lo riceve. Punto.
Da quindici anni a questa parte invece il rischio è diventato un bene economico da "impacchettare" e rivendere a qualcun'altro. Il sistema ha funzionato perché in questi anni il valore dei beni immobiliari ha continuato a salire. Prestare denaro a chi non era in grado di ripagare il debito non era un problema, il valore dell'immobile in perenne crescita garantiva il funzionamento del sistema. Non esistevano regole attorno a questo "gioco", ma la deregulation non è la sola causa della crisi economica.
Loretta Napoleoni rileva che l'ambiente della finanza mondiale è gestito quasi esclusivamente da uomini. Un caso? Improbabile.
continua


Intervista su Arcoiris tv


Ripubblico un'intervista che mi è stata fatta da Angelo Bocato di Arcoiris tv, in occasione del festival di Internazionale a Ferrara, il 4 ottobre 2009.

Un saluto,

Loretta Napoleoni



Indice degli argomenti trattati: 
- L’impotenza politica delle azioni dei governi occidentali davanti alla crisi economica e l'inefficacia dei numerosi summit internazionali
- I sistemi criminali, di fronte alla reticenza delle banche a effettuare prestiti alle piccole e medi imprese, si avvantaggiano della crisi facendo iniezioni di liquidità che consente loro di riciclare il denaro.
- La Cina si sta configurando come la nuova superpotenza che probabilmente è destinata nel prossimo decennio a sorpassare gli USA, il che non è necessariamente un fatto negativo, può rappresentare un nuovo modello a cui ispirarsi, anche se è necessario reimpostare una serie di cose. 
- Gli sconvogimenti climatici e la necessità di energie alternative da legare al nostro modello economico.


Per visitare la pagina di Arcoris tv:
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&d_op=getit&id=12274




6 miliardi e 700 milioni di dollari


La debolezza del dollaro potrebbe inceppare il funzionamento del sistema monetario internazionale e questa settimana due episodi ci mettono in guardia sulle probabili conseguenze disastrose causate dall’erosione della centralita’ del dollaro nel mercato globalizzato: l’eccesivo indebitamento in dollari e l’aumento delle riserve aurifere delle economie emergenti.

Martedi’ scorso sulle pagine del Financial Times, Nouriel Rubini, tra i pochi economisti che hanno correttamente predetto la crisi del credito, ha denunciato il carry-trade del dollaro e della sterlina. Gli operatori di mercato si stanno indebitando a breve in queste monete, perche’ deboli e perche’ i tassi d’interesse sono vicinissimi allo zero. Lo fanno per poi investire a lungo termine in quelle forti, quali l’euro e il franco svizzero, dove i tassi sono superiori. E’ questo uno dei tanti espedienti che la finanza globalizzata usa per fare soldi dal nulla, si guadagna grazie ai differenziali dei cambi e dei tassi d’interesse; una prassi, va aggiunto, totalmente legittima. Eppure tutti sanno che a causare la bancarotta dell’Islanda non sono stati i mutui subprime ma il carry-trade dello yen.
continua

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Mi chiamo Loretta Napoleoni e ho deciso di aprire un blog per condividere i miei articoli e le mie opinioni con la rete.

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