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Le differenze tra gli attentati di Mumbai e l'11 settembre


Gli americani mangiano il tacchino nel giorno del ringraziamento incollati alla tv che manda in onda le agghiaccianti immagini degli attentati a Mumabi. Le similitudini con l'11 settembre sono poche. Si tratta di attacchi simultanei ben coordinati, ma nulla di più.


Il misterioso gruppo che si fa chiamare Mujahedeen Deccan è profondamente diverso dai martiri di al Quaeda. Si tratta di un commando di giovanissimi che non hanno intenzione di fare i kamikaze ma che praticano lo sconto armato. La dinamica dell'attacco ricorda l'attentato a Monaco durante i giochi olimpici degli anni '70. E la presenza di ostaggi è un'arma di propaganda differente dalla strategia della distruzione. Ci troviamo davanti a una fusione tra terrorismo vecchio e nuovo. Una miscela esplosiva. Il cambio di tattica, dal martirio alla guerriglia, ha preso tutti alla sprovvista, inclusa la sicurezza indiana. L'errore dell'anti-terrorismo è presupporre che ci sia un'unica modalità di attacco derivata da una sorta di manuale delle tattiche terroristiche. Invece si tratta di una guerra asimmetrica. Un commando di alcune decine di ragazzi tiene in scacco una città di 20 milioni di abitanti e di 40.000 unità di polizia. Una megalopoli paralizzata per aver preso di mira due alberghi a cinque stelle, un ristorante alla moda, una stazione e un ospedale. Tutti simboli dell'India moderna che emerge economicamente ed entra nel club dei potenti, il G20.
Eppure, davanti allo sbigottimento e alla sorpresa, l'attività terroristica in India negli ultimi 12 mesi è aumentata esponenzialmente e il paese è dilaniato da nuovi gruppi alcuni di matrice Hindu. Il più agguerrito un anno fa ha colpito con una serie di esplosioni l'Uttar Pradesh e rivendicato le esplosioni di Jaipur, a maggio. Il motivo: l'appoggio indiano a Washington. A luglio il gruppo riemerge con un attacco contro la città di Ahmedabad, in cui muoiono 45 persone, e a settembre colpisce Nuova Delhi lasciando 20 cadaveri sul selciato. Un mese fa un gruppo che si fa chiamare "Forze di sicurezza isalmiche" uccide 80 persone nella città di Assam. La lista non si esaurisce qui, ma il mondo se n'è accorto solo ora perché tra le vittime  e gli ostaggi ci sono gli occidentali. Fino a quando a morire erano gli indiani la notizia non aveva grande spazio sui nostri giornali.

Separare l'occidente dall'oriente è sbagliato. Se l'occidente avesse prestato attenzione a quel che succedeva nel subcontinente indiano forse la sicurezza degli alberghi di Mumbai sarebbe stata migliore. Che senso ha togliersi le scarpe all'aeroporto di Fiumicino per volare a Mumbai se poi chiunque, in loco, può penetrare in uno degli alberghi più costosi del mondo senza controlli e fare una strage?
Pensare che la violenza indiana e pachistana possa essere contenuta all'interno dei confini nazionali è riduttivo e pericoloso. Esiste un legame tra la partecipazione dell'India al G20 di 20 giorni fa e l'attacco a Mumbai, anche se ancora nessuno ha collegato i due eventi. I ragazzi del commando di Mumabai selezionano gli ostaggi inglesi e americani. Non gli interessano le altre nazionalità, salvo qualche sfortunato nostro connazionale che è finito in mezzo. Il messaggio è al mondo, non all'INdia. Si vuole punire la classe politica per essere entrata nel club dei potenti. L'attacco parte poche ore prima delle celebrazioni del giorno del Ringraziamento negli USA. L'impatto mediatico è massimo e, nei giorni di festa in cui le agenzie di stampa sono ridotte all'osso per le feste, l'analisi di quel che succede è minima.
La scelta di Mumbai è legata proprio al fatto di essere il simbolo dell'India del G20. Lì c'è la sede di Bollywood, la celeberrima industria del cinema indiano. Una megalopoli che ospita 6.500 industrie, quattro piazze affari.
La tragedia di questa città, cuore del movimento indipendentista e città storica, ha messo a nudo l'ennesimo fallimento delle promesse di Bush: rendere il nostro mondo più sicuro.


Loretta Napoleoni

Questo è un absract di un articolo uscito oggi su L'Unità, a cui vi rimando per maggiori dettagli. E questa sera, alle 20,30 ne parlerò a Otto e mezzo, su La 7: Al Qaida dietro le stragi di Mumbai? A discuterne in studio, da Lilli Gruber e Federico Guiglia a "Otto e mezzo" ci saranno Ahmed Rashid, uno dei massimi esperti di terrorismo islamico, il senatore Mauro Del Vecchio, generale ed ex comandante della missione militare italiana in Afghanistan e l'economista Loretta Napoleoni. All'interno, la rubrica "Il punto", affidata a Paolo Pagliaro, autore del programma assieme a Gruber.


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Mi chiamo Loretta Napoleoni e ho deciso di aprire un blog per condividere i miei articoli e le mie opinioni con la rete.

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